Treno dall’India a Tolmino, in una notte.

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Vi è, nel sogno, un celere cambio di scenari, persone e accadimenti privi di apparente continuità e logica. Questa eterogenea varietà sono la linfa del pensiero onirico, sempre piacevole, prima di chiudersi nell’incubo. Oppure, svegliandosi, finisce e non lo riprendi più. So di registi che cercano di ricordare le scene viste, meglio se assurde e prive di senso. E sono proprio le incredibili visioni dei nostri sogni quelle che tutti ricordiamo.

Anche quella mattina Nicola si era alzato alla solita ora di un giorno feriale. C’era buon tempo e dalla cucina sentiva sua madre che preparava le colazioni provocando quei rumori dignitosi del mattino, con il gorgoglio rotondo della Moka poco prima d’essere avvolti dall’aroma di caffè. Le semplici cose di tutti, ma quel giorno, Nicola si era alzato più sereno, merito di un bel sogno da raccontare subito a chi hai di fronte, sua madre Ester.

E – Eccoti. Buon giorno, vedo che siamo di buon umore oggi?

N – Sì, sarà  il sogno che ho fatto. Strano, ma bello, avrei voluto continuasse ancora.

E – Certo, è così che va con i sogni. Dai racconta, se son cose dicibili ad una madre.

N –  Bèh, casomai escludo ciò che non va. Ero su un treno, seduto nel mio scompartimento accanto al finestrino. Ci stavano altre quattro persone tranquille, due donne carine, una più anziana e un signore. Nel vederli  ebbi chiara la sensazione di essere in India, o meglio, su un vagone con degli indiani. Però anche l’odore dell’aria era densa di profumi speziati e contrastanti. Non capivo il loro parlare, non era importante, mi sentivo bene, come uno di loro. Certo, ero in India e mi ero lasciato trascinare dallo scorrere del paesaggio che rallentava ogni qualvolta il treno transitava, non nella stazione, ma bensì nel mezzo di un villaggio e la gente si appendeva come poteva al vagone. Una sensazione interessante, come essere sul bus, nelle strade affollate. E la gente, salutando, si avvicinava quanto poteva e il treno fischiava continuamente. Ci fu anche una sosta più lunga perché una mucca non voleva liberare i binari. Ci volle pazienza.

E – Divertente.  Sarai rimasto suggestionato dalla visione di un film sull’India, l’altra sera, credo, davano “Il treno per Darjeeling”.

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N – Non so, ma tutti abbiamo dentro un immaginario indiano. Così questa corsa lenta passava tra i campi e le fitte boscaglie fino a incontrare la gente nei loro mercati. E il treno, sui suoi binari, transitava. Giunti nei pressi di una grande collina le rotaie disegnavano un’ansa che non permetteva di vedere oltre. Il convoglio aveva aumentato la velocità, presto raggiunse la curva e questo permise di vedere come il paesaggio si stava modificando. Meno villaggi e mercati, si scorreva meglio; finalmente ci fermammo in una stazione vera. I passeggeri che salivano avevano abiti diversi, meno colorati e più tradizionali.

E – Vedi, la globalizzazione colpisce anche i sogni.

N – Alla ripartenza, nello scompartimento i viaggiatori erano tutti nuovi, niente più indiani. Anche gli odori, da un pezzo, non sapevano di spezie e le finestre stavano chiuse perché la temperatura era più fresca. Continuavo a guardare il paesaggio, il buio era ancora lontano. Chissà quale sarà la mia meta. Mi domandai, tanto era un sogno.

All’orizzonte vedevo chiari i profili di alte montagne. Dio mio, siamo sull’Himalaya! esclami. Stazione dopo stazione, salivano sempre più persone dai lineamenti e dai vestiti famigliari. Pure le lingue erano meno sconosciute. Allora sono le Alpi, sto tornando a casa!

Ora riconoscevo i luoghi. Ne ebbi conferma quando il treno si fermò alla stazione di Jesenice e un’antica targa con le scritte incise, diceva in tedesco: Ferrovia Transalpina 1901 Linz – Trieste.

C’era da stupirsi, prima ero nella regione di Darjeeling, poi chissà dove e adesso in Slovenia. Così pensavo mentre guardavo in giro e tutto scorreva lungo le valli amiche. Osservai con piacere il dolce lago di Bled venirmi incontro. Lo salutai, oramai si correva verso Bohinjska Bistrica e lì giunti il treno si fermò a lungo per un cambio di carrozze. Tra poco entreremo in una galleria lunga oltre sei km, intuì dal dialogare dei vicini. Meglio appisolarsi un po’. Subito dopo colsi l’entrata nel tunnel dal differente rumore di ferraglia. Aprì gli occhi, le luci si erano accese, i vetri riflettevano i nostri bagliori e l’antico percorso dava l’impressione di essere molto stretto. Si vedeva la roccia viva, mal levigata e non finiva mai. Come questo sogno di un viaggio senza approdo.

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La risposta venne alla fine della galleria, superata Podbrdo, eccoci a Most na Soči, con la sua piccola bella fermata, fatta proprio come s’immagina sia una  stazione Transalpina.

E – Most na Soči, (Santa Lucia di Tolmino). Pensa il caso. Nei sogni ci sono segni e disegni incomprensibili, ma pure congiungibili. Mia nonna, la tua bisnonna, che non hai conosciuto…

N – Quella che dicevi sempre fosse una strega? –

E – No, era una maga, vera. Lei era sempre in contatto mediatico con una signora russa che decise di andare a vivere proprio a Most na Soči. La bisnonna raccontava di questa donna importante i cui poteri erano molto forti, soprattutto per i disegni che interpretavano il futuro. Molte cose che diceva, puntuali si verificavano. Era nata a Kaliningrad, si chiamava Pelageya e gli piacevano i treni. Così incontrò tua bisnonna, intendo come medium, si era messa in contatto con lei per cercare notizie su un incidente ferroviario dove era coinvolto un suo conoscente. La maga la tranquillizzò e tutto risultò vero. Da quella volta furono sempre unite.

Nel 1920, centoventi anni fa, adesso siamo nel 2040, Pelageya  si trovava a Linz per un viaggio sorpresa  lungo la nuova ferrovia che portava fino a Trieste, campo Marzio. La stessa ferrovia del tuo sogno. E quando giunse a  Most na Soči (presso Tolmino, in Slovenia) , nessuno sa perché, decise di fermarsi a vivere lì. Secondo la bisnonna lei aveva sentito energie importanti appena giunta in quella valle. Vuoi dalla confluenza di quelle acque, da quella ferrovia che esce dal lungo tunnel, nel tempo s’avvereranno cose belle. Quelle che serviranno a rendere migliore ogni posto, semplicemente scavalcando le montagne perché nulla può fermare i passaggi di chi ha sete di conoscenza.

Nicola annuì. Rimase in silenzio, ma dentro, nuovi pensieri si accavallavano. Il sogno fatto era suo e si era svegliato appena giunti a quella stazione. Chissà se il viaggio continuava fino a fargli vedere tutto il bello che aveva intuito solo la maga Pelageya.

(ma questo si saprà tra un po').
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Da dove sei tu a Tolmino (Slo), sulle tracce di una maga Russa.

genealogia

Indicazione utile per seguire la vicenda: In Treno dall'India a Tolmino in una notte

Vi è sempre, nei racconti ascoltati o letti, qualcosa che va a depositarsi negli spazi profondi della memoria e da lì, quando serve,  ritorna a vivere.

Occhi.jpgNicola era rimasto colpito dal sogno (vedi episodio) e subito lo raccontò alla mamma. Si stupì anche quanto sua madre Ester gli raccontò della loro trisavola veggente e certe cose raccontate coincidevano con le sue visioni notturne.
Era estate, le belle giornate di luglio consigliavano di fare delle gite. Nicola, preso dai sui ragionamenti decise proprio di mettersi alla ricerca alle tracce attorno alla figura di Pelageya, medium, o maga, o non sapeva come definirla; insomma la corrispondente mediatica con la bisnonna. La donna russa che decise di fermarsi a vivere a Most na Soči (Slovenia) nel lontano 1920, ben 120 anni fa.  Ci vedeva, in quel luogo, motivi di forti cambiamenti positivi. Soprattutto per le future generazioni e questi cambiamenti si sarebbero avverati dopo periodi cupi per quei territori solcati dallo scorrere delle acque e dagli scoscesi pendi, lungo i fianchi dei monti per lunghi anni posti ai confini di troppe rigidezze mentali e sociali. Retaggi spesso ben più profondi della natura severa dei luoghi.

Nicola informò la madre sulle intenzioni: andare a Trieste, passare a salutare nonno Teodoro, chiedergli se ricordava cose utili alla sua ricerca. Dopo avrebbe preso il treno alla stazione di Campo Marzio, cioè al capolinea della ferrovia voluta dagli Asburgo realizzata nel 1910, la Transalpina. Da lì avrebbe raggiunto Most na Soči e preso alloggio in qualche economica pensione.

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Va bene disse Ester, era contenta perché poteva far recapitare a Teodoro un pacchetto di dolci all’amaretto di cui andava ghiotto. Chiese anche al figlio come pensava di regolarsi con la lingua slovena che non conosceva e poco capiva della lingua inglese.

Solo allora Nicola confidò di aver coinvolto Mjura, un’amica di scuola di Duino, lei era slovena. Italiana della minoranza slovena e in famiglia parlavano solo sloveno, magari con accento carsico. Lei lo avrebbe accompagnato. L’appuntamento era fissato a Campo Marzio, presso il treno, all’ora convenuta.
La madre annuì e le sue labbra tracciarono un lungo sorriso chiuso, ma evidente. Espressione chiara di chi, senza proferire voce, coglie tutto.
Nicola partì di martedì, con il treno da Udine per Trieste. Si recò a trovare nonno Teodoro, portò i dolci speciali, subito graditi e condivisi.  Pochi furono i ricordi legati agli obiettivi della ricerca, salvo l’indirizzo di una biblioteca di Tolmino dove, forse, avrebbe trovato qualche notizia.

Mjura lo aspettava in campo Marzio, era stupenda, come mai l’aveva vista, era passato quasi un anno, si cambia. Meglio se ci sarà l’inizio di una condivisa passione fiorita sul binario di un’esplorazione.

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– Ora qui ci sta  il Museo ferroviario, durante la seconda guerra mondiale, scoperchiarono il tetto della stazione per evitare che fosse bombardata. Ma non so se partono ancora treni da qui?  – Disse e chiese Mjura.

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Si. Oggi per noi il treno c’è – rispose con estrema risolutezza Nicola.
Saliti sul treno, le spiegò per bene i suoi intenti, al telefono non tutto si comprende. A Mjura il ruolo era chiaro, non solo un’interprete, ma una vera guida e una bella collaboratrice.

Il treno procedeva sornione, Gorizia era passata lungo i finestrini e l’Isonzo quando compariva tra gli alberi e il prato, abbagliava con il suo verde smeraldo, tra poco saranno a Kanal, la metà s’avvicina.

A Most na Soči scenderanno dal treno che proseguirà il suo tragitto sulla Transalpina fin su a trovare le Alpi. I nostri prenderanno il bus per raggiungere l’operosa Tolmino con i suoi misteri nascosti come quelli della maga Pelageya con le sue premonizioni.

Noi, invece,  per saperne di più dobbiamo pazientare che in stazione giunga la continuazione di questa avvenuta mobile. A presto.