Furlan dreams. Visi studi spazi

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Il mare di Vienna.

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da Il Mare di Vienna, di Dino Durigatto

leggi qui il prologo iniziale.

 

 

Formato cm 13 x 19 - n. pagine 104 - 21 tavole illustrate originali realizzate dall'autore - Editore Calembour Trieste  - 

Il Mare di Vienna. Cronache di anime in treno. Racconti brevi collegati tra loro da vari accadimenti. Come sempre il tono è surreale e fantasioso. Perfetto una lettura piacevole e rilassante. 

Sinossi Tutto inizia con una domanda esistenziale: dove terminano i ricordi, le cronache semplici delle nostre vite e dei tanti quotidiani trascorsi. Dove va tutto questo?

Un viaggio in treno diventa occasione e pretesto per riordinare una parte di ricordi scritti, o restituiti dalla memoria, o cose impensabili che accadono anche in viaggio. I personaggi si conoscono in treno, obbligati dal percorso, cercano di far passare il tempo raccontandosi i propri ricordi, a volte pure leggendoli. In questo vengono favoriti dalle curiosità svegliate su quella linea ferroviaria, tutte volute dalla Direzione Generale delle Ferrovie del Mondo.


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PROLOGO

Ci tieni ai ricordi, li racconti quando ti prende di seguire un pensiero, quando scorgi un rimando, quando hai chiara un’immagine e dici: «Questo posto l’ho già visto!», ma non ricordi dove?

Altre volte vorresti raccontare una parte di te, ma non c’è nessuno ad ascoltare, oppure preferisci soltanto ricordare, senza essere disturbato. Sono storie semplici capaci di essere forti e significative. Mio padre ci raccontava le sue avventure da giovane ammalato, al tempo della guerra e del suo vivere. Ascoltavamo passivi, a volte divertiti, mai rassegnati. Questo era tanto tempo fa, senza la televisione e nel dopo cena c’era il tempo per i racconti.

Oppure si ascoltavano d’inverno sotto le coperte con il solo calore della borsa dell’acqua calda fatta salire, piano, dai piedi intiepiditi allo stomaco, scaldati dalle parole, forse in parte inventate, prima di spegnere la luce, prima di prendere sonno.

Storie di ognuno, porzioni di vita attraversate, segnate; buone da raccontare quando si creano le condizioni, quando sei in ufficio, ogni giorno per riuscire a comprare il pane e il resto per te, la tua casa e i tuoi figli, ai quali non riesci più a fare racconti e il tempo è già fuggito portandosi via le fiabe narrate, lette e create per loro.

Dentro portiamo le nostre storie, non occupano posto, non sono ingombranti e neppure si vedono. Stanno in ordine casuale, ci aiutano a creare i sogni quando riposiamo. Simpaticamente ritornano alla mente nell’allegria, malinconicamente stringono lo stomaco quando sono tristi.

Dove va tutto questo?

Dove terminano i ricordi, le cronache semplici delle nostre vite, dei tantissimi quotidiani trascorsi legati al realizzo di un modello?

Passeranno per far posto ad altro e le domande rimarranno uguali.

Vale la pena di perseverare, tirare fuori le nostre voci che affidiamo alle correnti irregolari del fiume mentre sopra un sasso le osserviamo passare, fino a quando è possibile. I pensieri ondeggiano, s’inabissano, riemergono, fanno mulinello, alcuni sostano nella piccola rada e gli altri corrono al seguito della corrente.

Andranno lontano, racconteranno di noi ai pesci, ai sassi sommersi, al pescatore attento. Si fermeranno nel bacino artificiale, assieme a tanta acqua faranno un grande salto. Muoveranno le pale della turbina utile a produrre corrente elettrica, a irrigare i campi dove si coltiva il cibo, a entrare nelle case per uscire dalle fontane, a zampillare nelle piazze allegre e in rigagnoli, lentamente, cadere nei fossi per tornare al fiume, passando accanto al grande sasso dove c’è qualcuno pronto a guardare prima di raccontare tutto al nostro mare.

Oppure

Conservare significa allungare le risorse, proteggerle per altri e per se stessi. Come la passata di pomodori, la composta di frutta, le buone marmellate senza zucchero; la frutta candita, i pistacchi e lo sciroppo di sambuco prima del congelatore e delle sue levate di algido vapore illuminato dalla lampadina al momento del sollevare il coperchio. Aprire per scegliere cosa abbiamo conservato, svitare il tappo e assaggiare il frutto che abbiamo riservato.

Dove hai messo i ricordi, la storia dei tuoi giorni? Nel barattolo di vetro con il tappo ermetico? Nella vaschetta per il mantenimento? Nel cassetto assieme ai troppi contratti del presente? Eppure hai raccontato di te, le porzioni curiose e simpatiche, i giochi e l’accaduto. Hai parlato d’amore, di sospiri, dei sogni fatti, di quelli andati, di quelli ancora possibili. Perché è questo, quello che tutti facciamo.

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Per informazioni

1 – Sito dell’editore Calembourhttp://www.clmbr.it/

2 – Scrivere messaggio privato da fb

Week-end nella valle del Torre. (Friuli)

Appunti per un’escursione nella panoramo-terapia.

di Dino Durigatto (1998)

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Per i molti viaggiatori alla ricerca di una dimensione “non sfruttata” del piccolo turismo – fatto di verde, di corsi d’acqua, d’incontri semplici, dal sapore intenso – la valle del torrente fiume Torre – è un’ottima occasione da cogliere in ogni stagione. Facile per ogni fine settimana.

L’approdo è la città di Tarcento, (230 m.l.m.), importante centro appena a 20 Km nord Udine comodamente raggiungibile per autostrada (A 23 uscite Udine nord, oppure Osoppo-Gemona), o seguendo la statale n.13 Pontebbana. Servizi di autocorriere da Udine per Tarcento sono disponibili ogni ora e anche con il treno si può raggiungere la nostra meta.

Si consiglia l’auto oppure il camper (Tarcento dispone di un moderno posteggio attrezzato) per essere liberi di raggiungere comodamente l’interno della valle e il percorso suggerito.

Giunti alla meta, per il pernottamento c’è abbondante offerta per ogni esigenza. Se si vuole vivere un’esperienza emozionante calandosi nella realtà di un locale storico del ‘900 tarcentino ecco l’albergo Centrale.

Ben riposati, la mattina seguente si comincia l’itinerario andando a conoscere l’Alta valle del Torre. Lungo una piacevole strada, dopo soli 10 Km si raggiunge Villanova delle Grotte. Qui è possibile visitare, a piedi, il complesso sistema di grotte carsiche che si sviluppano per un percorso organizzato alcuni chilometri, ma i continui miglioramenti e lavori di sistemazione consentono anche altre felici opportunità ben consigliate dagli operatori locali.

Usciti dalle viscere della terra, sosta d’obbligo è fermarsi per contemplare lo splendido panorama sulla valle. Monti carichi di un’infinita varietà di verdi che sfumano fino alle azzurre rocce delle Prealpi Giulie, segnate, appunto, dalla catena dei monti Musi. Sedersi, rilassarsi grazie alla visione, notare la luce della valle, è quello che anni fa ho definito come: panoramo-terapia. Un modo semplice per stare bene con se stessi lasciandoci conquistare dalla solo contemplazione della natura. Attività possibile in tutta la valle, da Villanova al vicino monte Bernadia, raggiungibile facilmente grazie a una carreggiata asfaltata. Qui troviamo un vasto piazzale con le rovine di un vecchio fortino (oggi l’area è stata ristrutturata n.d.r.). Altro punto d’interesse sempre sullo stesso piazzale è il monumento-faro degli alpini, con la sua forma a piuma e con la sua punta luminosa.

Tutt’intorno è ancora l’ambiente a dare il meglio, grazie ai boschi e agli spiazzi aperti dove poter godere di panorama che spazia, immenso, su tutto il Friuli, oltre la laguna, fino al mare. 17606673

Per il pranzo, in tutti i paesi dell’Alta Valle del Torre: Vedronza, Lusevera e Pradielis la gastronomia è particolare e speciale, dipende dai gusti e dalla curiosità di assaporare accostamenti particolari. In ogni caso, dopo il ristoro corre obbligo d’una visita alla località di Musi per vedere nascere al torrente Torre ed il suggestivo ambiente alpino circostante.

La visita alle grotte, alle sorgenti eal sistema dei paesi della valle, occupano tutta la mattinata e parte del pomeriggio. Sulla strada del rientro a Tarcento, è possibile (su richiesta) visitare alcune aziende agricole dedite alla produzione di formaggi o di vini, in particolare, scendendo dal monte Bernadia verso i paesi della piccola val Cornappo dove incontriamo la produzione unica etipica del Ramandolo, viono biondo da fine pasto. Oggi grazie anche ad un consorzio che ne tutela la produzione è un vino che primeggia nel modo nella sua categoria.

Rientrati a Tarcento, la sera ci permette di conoscere meglio questo centro con le sue ville antiche, il palazzo Frangipane, dove spesso ci sono importati mostre d’arte contemporanea e d’avanguardia. Importante è il Duomo, con i suoi paramenti e soprattutto i recenti ritrovamenti archeologici. Durante l’estate è facile trovaresi in serate animate da manifestazioni per tutti i gusti. Dalla musica in piazza, alle serate di folklore (Tarcento vanta un festival di folklore mondiale di primo livello). Dalle sagre nei paesi circostanti, agli appuntamenti speciali nei numerosi locali immersi in luoghi bellissimi lungo la conca collinare.

La cena è una scelta importante, sinceramente difficile perché a Tarcento c’è abbondante scelta di primissima qualità. Però si può trovare anche la cucina tipica friulana in un locale del centro oppure nelle trattorie sulle colline dove non manca il prosciutto di San Daniele, il frico (tipico piatto a base di formaggi Montasio) e le frittate con le erbe il tutto ben accompagnato da vini nobili e generosi.

La seconda giornata, sempre sotto il segno dell’ambiente e delle passeggiate ristoratrici, vede il fiume Torre come protagonista grazie a un camminamento in ciottolato lungo 2 km sull’argine del fiume. I gioghi naturali dell’acqua nel suo fluire tra i sassi, il suono della caduta presso una briglia così salendo e cambiando sentiero si raggiunge le cascate di Crosis. Un salto d’acqua grazie a una antica diga progettata da Arturo Malignani per lo sfruttamento idroelettrico.

Lasciato il fiume l’attenzione volge a un ‘dente di torre’ che nitido si staglia sul colle di Coia, è il ‘Ciscjelat’. Resti delle vestigia di un antico castello ora simbolo della cittadina. Raggiungerlo è semplice ma l’ulteriore appagamento dato dalla visione panoramica ci sembra il modo migliore per accomiatarsi dalla valle del Torre ricca di verde, di acqua, di panorami – come già detto e ora ribadito – capaci di ricaricare lo spirito.

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Prima di lasciare Tarcento possiamo al Santuario di Madonna del Giglio, o alla chiesetta di San Eufemia, presso Segnaccio. Una giusta pausa con il nostro intimo prima di godersi dell’ultimo visione panoramo-terapeutica della conca tarcentina, prima di ritornare lungo la via del proprio quotidiano.

Abbiamo tracciato un possibile itinerario, ma l’ambiente della Valle del Torre si presta a numerose escursioni a piedi o in bicicletta per ogni livello di preparazione. Inoltre ci sono sentieri alpini recensiti dal Cai, scuola di roccia, pista di sci da fondo invernale e estiva ma di tutto questo ne parleremo ancora. Arrivederci a Tarcento.

Sul torrente Torre e altri corsi d’acqua

tratto da “Guida delle Prealpi Giulie” di G. FERUGLIO e O. MARINELLI

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Torre e Natisone. l’area delle Prealpi Giulie  è quella che manda direttamente od indirettamente le sue acque all’Isonzo; però a questo proposito va tenuto conto di una circostanza che induce a considerare come fiumi quasi a sè tanto il Torre quanto il Natisone. Le acque di questi e dei numerosi loro affluenti giungono infatti soltanto in parte all’Isonzo e ciò avviene non solo al di fuori del territorio da noi considerato, ma in condizioni tali, per il quasi costante totale assorbimento esercitato su quei fiumi dalle alluvioni del piano, che una vera continuità idrografica manca quasi sempre: manca fra Isonzo e Torre, come del resto manca fra Natisone e Torre. Quindi per doppio motivo noi possiamo parlare dei nostri due fiumi veramente prealpini come se fossero ambedue indipendenti dall’Isonzo e l’uno dall’altro.

Il Torre ha le sue sorgenti nella zona più interna delle Prealpi. Il Torre nasce da una fonte ben determinata ed assai abbondante, poiché non consta abbia avuto mai una portata inferiore a 700 litri al secondo (febbraio 1909), mentre il Natisone risulta dalla riunione di più torrenti di poco diversa importanza fra i quali è difficile decidere quale sia il vero ramo sorgentifero. Assai diverso è anche l’andamento dei due fiumi rispetto alle linee orografiche e tectoniche della regione.

Da sotto Tanataviele, ove nasce a 529 m. sul mare, il Torre raggiunge Tarcento dopo un corso di appena 12 km., e qui esce da una valle per traversare una zona di basse colline e toccare il piano poco sopra Zompitta. Coll’avvicinarsi al piano cominciano anche qui le dispersioni, le quali fanno sì che non molto a valle dell’ultima località indicata il letto del fiume si traversa generalmente a piede asciutto. A rendere più breve il corso superficiale contribuì però da secoli ed in non scarsa misura, anche l’uomo mercè le due rogge che si derivano appunto alla presa di Zompitta; ma la totale scomparsa delle acque avverrebbe per lo più egualmente, solo un po’ più a valle. Il fiume del resto presenta non solo questa caratteristica degli altri fiumi friulani, ma un analogo regime (piene primaverili ed autunnali, magre estive ed invernali, queste ultime più persistenti), salvo le piene più repentine e di più breve durata di quelle, per esempio, del Tagliamento.206883

 Mentre a monte di Tarcento il Torre ha di affluenti degni d’essere ricordati solo la Vedronza (7 km.) ed il Rio Zimor (6 km.), a valle riceve il Cornappo che ad esso porta oltre 300 litri al secondo anche nelle massime magre. Il Cornappo ha un corso di 15 km. ed è formato da più rami sorgentiferi che scendono dal versante meridionale del Gran Monte.