Stella in Agosto 4 – 5 – 2017

Cogliere il presente, accogliere il futuro

Astella-Agosto-prog.Web_Pagina_1.jpg

L’iniziativa “Stella in Agosto”, giunta oggi alla sua quinta edizione, si sta sempre di più definendo per la capacità di favorire l’incontro tra giornalisti, boscaioli, orticoltori, musicisti, gente, valori, mestieri vari e artisti che insieme, cercano di raccontare con semplicità, i messaggi che arrivano dal contatto con la natura.

Dal 2013 spingiamo il tema della “cultura della terra”, tra conoscenze e mestieri. Uno sprono partito dal basso, dalla caparbietà e dall’intelligenza di alcuni visionari che intendono portare lassù, nel nulla, quel seme di speranza di cui tutti abbiamo bisogno: un domani dove esista un rapporto equilibrato tra  montagna, ambiente e vita. Una società responsabile è orgogliosa del rispetto per la natura che sa evolversi al ritmo delle nuove tecnologie informatiche utili a tutti. Per essere capaci di rendere il montanaro di Stella, o quello di Platischis e altrove, in rete con il boscaiolo o l’artigiano di Slovenia, di Carinzia e del Tibet. O ad un grande nuovo mercato attento anche al valore uomo, al posto di ogni speculazione.

Questa quinta edizione (venerdì 4 e sabato 5 agosto), vuole essere uno stimolo a ragionare sull’importanza dei cambiamenti, soprattutto quelli che ci appaiono troppo lontani dal nostro quotidiano, ma sono presenti; come, ad esempio, il bisogno di opere a tutti i livelli per dare una possibilità alla montagna. Il suo abbandono non rende armonico lo sviluppo di un territorio, lo lascia più fragile e aggredibile.

IL PROGRAMMA

E tutti si sale in alto e nella notte ci si perde ad osservare, bene, tutte le altre stelle che ci portano lontano, nel futuro che vogliamo.

Astella-Agosto-prog.Web_Pagina_4.jpg

Astella-Agosto-prog.Web_Pagina_5.jpg
GLI OSPITI
 Astella-Agosto-prog.Web_Pagina_2.jpg
Stella-Agosto-testo17-18.jpg
Stella-Agosto-testo15-16.jpg
Annunci

Ramona dei raggi gamma

Ebollizione

Ramona detta Rondine, figlia di Viridiana, è una ragazza dotata di una spiccata intelligenza che la porta a curiosare dappertutto, proprio come sua madre. Così passano veloci e proficui tutti i suoi anni della scuola regolare, del liceo, dell’università, dove inevitabilmente doveva passare. Tutto vissuto nella pienezza dei suoi anni, con un viso decisamente attraente su un corpo in perfetta evoluzione.

La incontro casualmente una mattina al caffè BelPassi, giù in città. Da conoscenti conversiamo genericamente attorno al “che fai ora?”

– Sono rimasta nell’ambito universitario, son già cinque anni che rientro in un progetto di ricerca. E’ bello, ma è dura. Non riesco ad essere economicamente indipendente, le spese sono alte, allora interviene Viridiana, lo sai, lei è sempre positiva e mi stimola.

bepposax_02.jpg

– Se ti piace e se è utile, resisti – dico – oppure fai come fanno in molti: andare fuori, provare in un altro paese.

– Certo. Resisto perché quando scruti lo spazio… c’è da perdersi, è come volare e ogni cosa di questo tempo non esiste. Almeno per una porzione di tempo. Tutto questo mi piace e riesco a farlo rimanendo qui. Per i soldi si vedrà, mi accontento.

– E cosa studiate nelle profondità dello spazio? –

– È storia lunga, emozionante. Mi occupo dei buchi neri. –

– Con parole semplici, di fatto, cosa fai?

– In breve è lo stesso lunga, cercherò di sintetizzare al meglio. Già nel 2002, grazie al lavoro ricavato dai dati che BeppoSAX* aveva inviato, si misero a punto nuove metodologie per lo studio delle emissioni cosmiche di raggi x e in particolare quelli Gamma Ray Burst. Oggi, un nuovo satellite, Swift**, proprio come il mio soprannome di sempre: Rondine, è partito da Cape Kennedy,  dentro ci siamo anche noi italiani, grazie proprio al successo avuto dal mitico BeppoSax.

– E’una cosa bella, ti auguro ogni bene. Dei buchi neri, però, non ho ancora capito niente.

gamma_ray_burst_shell
DOPO QUASI 11 ANNI DAL LANCIO, IL 27 OTTOBRE ALLE 22:40:40 GMT, LA MISSIONE SWIFT* HA RIVELATO IL LAMPO GAMMA NUMERO 1000.

– Si tratta di un corpo celeste dotato di un campo gravitazionale capace da attirare a sé tutta la materia circostante e da trattenere anche la luce e ogni altro tipo di radiazione elettromagnetica. Il campo gravitazionale che lo caratterizza è tale che la materia al suo interno viene compressa in uno stato a densità forse infinita.

I buchi neri non emettono radiazioni, per questo non possono essere osservati in modo diretto come tutti gli altri corpi celesti. La loro rilevazione, avviene in modo indiretto, attraverso gli effetti gravitazionali che essi producono nello spazio circostante. Ecco, io mi occupo di questo.

Riprendiamo a dirci cose più semplici fino ad accomiatarci con una stretta di mano. Gli raccomando di dare un bacio a sua madre e andiamo. Fuori dal caffè, un generoso tiepido sole di primavera illumina il nostro mattino baciandoci sulla fronte dall’alto del suo spazio infinito.

<a href=”http://it.freepik.com/foto-vettori-gratuito/mockup”>Mockup de vecttori diseñado por Frimufilms – Freepik.com</a>

* Satellite italiano per l’astronomia che prende il soprannome dell’astronomo Giuseppe Occhialini, dedicato allo studio dei raggi cosmici.
** Swift è una missione gestita da Goddard Space Flight Center di NASA. Swift è stato realizzato in collaborazione con laboratori di università statunitensi e con partner internazionali, tra questi gli italiani Osservatorio Astronomico di Brera, AgenziaSpaziale Italiana e ASDC.

Il gatto, il mulino e il lago.

Scena Uno · Una quieta sera di fine estate, minacciata da alcune nuvole ancora lontane ma sufficienti per accendere d’arancione quei raggi di sole che entrano brillanti dentro la stanza dove un uomo sta parlando al telefono mentre si ode l’insistente miagolio di un gatto.

– Scusami un attimo. Non riattaccare. Devo aprire la porta al gatto.

– Vai pure, ma lo sai che è matto?

– Eccomi, è entrato. Si, lo so che pare matto. Era fuori e c’era un altro gatto, si guardavano strani.

– Lo sai che i gatti bianchi sono strani?

– Eh già, devi vedere quelli neri.

– I gatti bianchi fanno gli agguati alle gambe quando cammini.

– I tigrati saltano sulle pareti. Quando scendono si fermano, rizzano le orecchie e riprendono a saltare sul muro del vecchio mulino.

Quale mulino?

– Questo. E’ qui da sempre. Lo vedo dalla finestra, lui, la sua ruota, la bella mugnaia e ascolto i suoi bei canti. I gatti lo sanno e si ritrovano nel mulino.

Sono proprio matti. I gatti.

– Sì, fanno ridere e… se fossero loro a muovere la ruota?

– Non ci sarebbero quei lieder.

Hey_drunten_in_der_Muehle__780x50726.jpg

Scena due · Stessa stanza, l’uomo è sempre al telefono, ma ora è seduto davanti alla grande finestra dove s’intravede il profilo dei monti vicini. Un canto gentile si espande in sottofondo. Parla solo lui, preso da un emozionante ricordo riportatogli alla mente proprio da quel loro parlare sui gatti.

– Una sera guardavo in direzione del monte. Le nuvole correvano spinte dalle forze del cielo. Mio padre era lassù, con i suoi pennelli, i suoi compensati e i suoi reticoli proporzionali. Dipingeva paesaggi sereni. C’era sempre un albero grande in primo piano, spesso un salice, altre volte una quercia. La scena rappresentava un lago tranquillo con un piccolo paese lontano, sull’altra riva. In un angolo del prato, davanti al lago, dipingeva sempre un gatto ben seduto come solo loro sanno fare da perfetti, eleganti, vasi. Vedeva lontano quel gatto, come io guardavo le nubi grigie correre veloci nel mio cielo di pioggia. Portavano a mio padre la sua immagine e i pennelli.

Pioveva. Tante gocce cadevano frettolose formando rigagnoli chiari. L’autunno, improvvisamente era arrivato e con lui, colori di terra. Vidi cadere, tra le gocce, quelle tinte e osservai staccarsi le foglie dagli alberi dipinti da mio padre sui muri delle case. Poveri gatti, ritratti seduti sulla riva dei tanti laghi, chi avrà cura di loro?

– Sei straordinario. Lo sai, mi piace ascoltare il tuo pensiero.

830sm11.jpg

– Si, vado a terminare. Solo dopo, passato l’inteso ricordo descritto, mi trovai tra le mani due cose: un’ombra e una piccola fiamma. Che dovevo fare?

Avevo la luce e l’ombra della luce. Solo nelle mie mani. Nella sera dei gatti, con te che ancora mi ascolti, lontano da qui, dal vecchio mulino e della bella mugnaia.

(consiglio d'ascolto: Die Schöne Mullerin -La bella mugnaia -  musica di Franz Schubert)

Treno dall’India a Tolmino, in una notte.

treni_india_640_07.jpg

Vi è, nel sogno, un celere cambio di scenari, persone e accadimenti privi di apparente continuità e logica. Questa eterogenea varietà sono la linfa del pensiero onirico, sempre piacevole, prima di chiudersi nell’incubo. Oppure, svegliandosi, finisce e non lo riprendi più. So di registi che cercano di ricordare le scene viste, meglio se assurde e prive di senso. E sono proprio le incredibili visioni dei nostri sogni quelle che tutti ricordiamo.

Anche quella mattina Nicola si era alzato alla solita ora di un giorno feriale. C’era buon tempo e dalla cucina sentiva sua madre che preparava le colazioni provocando quei rumori dignitosi del mattino, con il gorgoglio rotondo della Moka poco prima d’essere avvolti dall’aroma di caffè. Le semplici cose di tutti, ma quel giorno, Nicola si era alzato più sereno, merito di un bel sogno da raccontare subito a chi hai di fronte, sua madre Ester.

E – Eccoti. Buon giorno, vedo che siamo di buon umore oggi?

N – Sì, sarà  il sogno che ho fatto. Strano, ma bello, avrei voluto continuasse ancora.

E – Certo, è così che va con i sogni. Dai racconta, se son cose dicibili ad una madre.

N –  Bèh, casomai escludo ciò che non va. Ero su un treno, seduto nel mio scompartimento accanto al finestrino. Ci stavano altre quattro persone tranquille, due donne carine, una più anziana e un signore. Nel vederli  ebbi chiara la sensazione di essere in India, o meglio, su un vagone con degli indiani. Però anche l’odore dell’aria era densa di profumi speziati e contrastanti. Non capivo il loro parlare, non era importante, mi sentivo bene, come uno di loro. Certo, ero in India e mi ero lasciato trascinare dallo scorrere del paesaggio che rallentava ogni qualvolta il treno transitava, non nella stazione, ma bensì nel mezzo di un villaggio e la gente si appendeva come poteva al vagone. Una sensazione interessante, come essere sul bus, nelle strade affollate. E la gente, salutando, si avvicinava quanto poteva e il treno fischiava continuamente. Ci fu anche una sosta più lunga perché una mucca non voleva liberare i binari. Ci volle pazienza.

E – Divertente.  Sarai rimasto suggestionato dalla visione di un film sull’India, l’altra sera, credo, davano “Il treno per Darjeeling”.

 Bohinska_mappa_02.jpg

N – Non so, ma tutti abbiamo dentro un immaginario indiano. Così questa corsa lenta passava tra i campi e le fitte boscaglie fino a incontrare la gente nei loro mercati. E il treno, sui suoi binari, transitava. Giunti nei pressi di una grande collina le rotaie disegnavano un’ansa che non permetteva di vedere oltre. Il convoglio aveva aumentato la velocità, presto raggiunse la curva e questo permise di vedere come il paesaggio si stava modificando. Meno villaggi e mercati, si scorreva meglio; finalmente ci fermammo in una stazione vera. I passeggeri che salivano avevano abiti diversi, meno colorati e più tradizionali.

E – Vedi, la globalizzazione colpisce anche i sogni.

N – Alla ripartenza, nello scompartimento i viaggiatori erano tutti nuovi, niente più indiani. Anche gli odori, da un pezzo, non sapevano di spezie e le finestre stavano chiuse perché la temperatura era più fresca. Continuavo a guardare il paesaggio, il buio era ancora lontano. Chissà quale sarà la mia meta. Mi domandai, tanto era un sogno.

All’orizzonte vedevo chiari i profili di alte montagne. Dio mio, siamo sull’Himalaya! esclami. Stazione dopo stazione, salivano sempre più persone dai lineamenti e dai vestiti famigliari. Pure le lingue erano meno sconosciute. Allora sono le Alpi, sto tornando a casa!

Ora riconoscevo i luoghi. Ne ebbi conferma quando il treno si fermò alla stazione di Jesenice e un’antica targa con le scritte incise, diceva in tedesco: Ferrovia Transalpina 1901 Linz – Trieste.

C’era da stupirsi, prima ero nella regione di Darjeeling, poi chissà dove e adesso in Slovenia. Così pensavo mentre guardavo in giro e tutto scorreva lungo le valli amiche. Osservai con piacere il dolce lago di Bled venirmi incontro. Lo salutai, oramai si correva verso Bohinjska Bistrica e lì giunti il treno si fermò a lungo per un cambio di carrozze. Tra poco entreremo in una galleria lunga oltre sei km, intuì dal dialogare dei vicini. Meglio appisolarsi un po’. Subito dopo colsi l’entrata nel tunnel dal differente rumore di ferraglia. Aprì gli occhi, le luci si erano accese, i vetri riflettevano i nostri bagliori e l’antico percorso dava l’impressione di essere molto stretto. Si vedeva la roccia viva, mal levigata e non finiva mai. Come questo sogno di un viaggio senza approdo.

Most_na_Soci.jpg

La risposta venne alla fine della galleria, superata Podbrdo, eccoci a Most na Soči, con la sua piccola bella fermata, fatta proprio come s’immagina sia una  stazione Transalpina.

E – Most na Soči, (Santa Lucia di Tolmino). Pensa il caso. Nei sogni ci sono segni e disegni incomprensibili, ma pure congiungibili. Mia nonna, la tua bisnonna, che non hai conosciuto…

N – Quella che dicevi sempre fosse una strega? –

E – No, era una maga, vera. Lei era sempre in contatto mediatico con una signora russa che decise di andare a vivere proprio a Most na Soči. La bisnonna raccontava di questa donna importante i cui poteri erano molto forti, soprattutto per i disegni che interpretavano il futuro. Molte cose che diceva, puntuali si verificavano. Era nata a Kaliningrad, si chiamava Pelageya e gli piacevano i treni. Così incontrò tua bisnonna, intendo come medium, si era messa in contatto con lei per cercare notizie su un incidente ferroviario dove era coinvolto un suo conoscente. La maga la tranquillizzò e tutto risultò vero. Da quella volta furono sempre unite.

Nel 1920, centoventi anni fa, adesso siamo nel 2040, Pelageya  si trovava a Linz per un viaggio sorpresa  lungo la nuova ferrovia che portava fino a Trieste, campo Marzio. La stessa ferrovia del tuo sogno. E quando giunse a  Most na Soči (presso Tolmino, in Slovenia) , nessuno sa perché, decise di fermarsi a vivere lì. Secondo la bisnonna lei aveva sentito energie importanti appena giunta in quella valle. Vuoi dalla confluenza di quelle acque, da quella ferrovia che esce dal lungo tunnel, nel tempo s’avvereranno cose belle. Quelle che serviranno a rendere migliore ogni posto, semplicemente scavalcando le montagne perché nulla può fermare i passaggi di chi ha sete di conoscenza.

Nicola annuì. Rimase in silenzio, ma dentro, nuovi pensieri si accavallavano. Il sogno fatto era suo e si era svegliato appena giunti a quella stazione. Chissà se il viaggio continuava fino a fargli vedere tutto il bello che aveva intuito solo la maga Pelageya.

(ma questo si saprà tra un po').

Sui Musi, sudando vago tra i mirtilli

Una piccola grande storia di montagna, di una gita e di sudore; di una maglia stesa ad asciugare. Di quel che ci resta rientrando nella città dove le suole delle scarpe incontrano asfalto, pavimentazioni e qualche cortile di ghiaia.

Così, fino ad una nuova gita, ad altro sudare.

Musi-uno.jpeg
Chi va là? (digitale su pvc 30 x30) trittico del M. Musi

A Ferragosto, quando le macchine fotografiche avevano il rullino da 12, 24 o 36 pose, pellicola negativa, a colori, per fare le stampe su carta, presso il negozio del fotografo; proprio in quei giorni caldi si andava, tutti insieme, alla gita in montagna. Lassù si stava al fresco dei boschi e all’approdo, dopo la salutare camminata, trovare la meritata sosta, l’acqua con il giusto ristoro, il prato e un’allegra, sincera, aria di festa.

Dice: “Si sta poco, da qui a raggiungere il pian dei mirtilli,  sotto il Cuel di Lanis. Ve ne sono tantissimi, nessuno passa a raccoglierli, quassù”.

Va bene, e ci avviammo. Lui era piuttosto esperto di quei sentieri e anche il passo si dimostrava quello di chi percorre spesso le vie montane. Ben diverso dal mio incedere occasionale, fatto di rado per  bisogno di sudare, espellere  tossine e crederci.

Dopo una breve salita attraversammo il piano in mezzo a piante di mirtilli, raccogliendone alcuni. Era davvero grande, tutto presso la cresta e laggiù, sempre più nitido, s’avvicinava il dente crudo del Lanis.

Musi-due.jpeg
Sogno e tempo (digitale su pvc 30×30) Trittico del M. Musi

“Allora hai pure le fotografie di quel Colle e di quei mirtilli?” –  Mi chiese cortese, Ofelia.

La macchina fotografica con il rullino… No, era rimasta al campo, qui a Casera Tesoaro, sotto la cima del monte Postoncicco.

Ero assai affaticato, dalle braghe alla maglia arancione, che sempre m’accompagnava nelle escursioni estive, tutto era madido di sudore. Finalmente potei cambiarmi quelli vesti e, asciutto, sentirmi meglio.

Buffe si presentavano le tante magliette stese su bastoni e sui cespuglio bassi, tra tutte, spiccava la maglia arancione: così viva, pareva scaturire nella luce di quel agosto speciale, tra massi di nuda roccia, alberi di faggio, fumo di un camino estivo e qualche ritorno di un eco non lontano.

Musi-tre.jpeg
Maglia arancione al chiaro di luna (digitale su pvc 30×30) Trittico del M.Musi

“Stamperemo le foto e le vedremo tutti insieme”. Certo! Solo che un bel po’ di tempo dopo ci fu la sorpresa: sulle foto, anche belle e diverse… qua e là sui fondi apparivano particolari macchie di forma magmatica, si direbbe cosmica. Vuoi vedere che la pellicola, ferma in macchina da mesi e sotto il caldo, ha subito alterazioni nelle sue chimiche, tra i suoi sali laddove si formano le immagini latenti e noi, nulla possiamo fare.

Resta ancora vigile testimone di quella bella stagione, una maglia arancione stesa ad asciugare al sole di un meriggio di metà agosto, prima di ogni nostro rientrare nel normale e, come detto all’inizio, pronti ad un nuovo sudare.

Pillole

O come liberarsi dalla grandine.

Pillole. Costruisco pillole con la creta e il malto.

Sono pillole da portare alla gente delle valli, oltre il fiume, su un non più confine. Da quelle parti ne distribuisco parecchie. Nelle valli, si sa, la gente è grande di statura e laboriosa nei campi, nei boschi e nell’edilizia per coloro che non sono mai partiti. E le donne sono ancora più grandi, nella statura e nelle forme severe, ma hanno grandi occhi di scoiattolo a renderle dolci amanti.

Pillole-DD.jpg

Ogni mese porto le mie pillole al farmacista del paese. A sua volta le vende a Oscar, un signore con le orecchie bucate che paga sempre in dollari, nonostante non abbia girato il mondo e non abbia un lavoro. Oscar è scemo, è ricco perché ha i dollari e dove li prenda nessuno lo sa. I carabinieri, mossi da dubbi, hanno indagato e tutto è risultato in ordine. In paese troppa ricchezza genera invidia e un po’ di comprensione per quel uomo considerato scemo perché fa cose diverse dagli altri. Infatti è il più grosso consumatore delle pillole. Ciò non significa che la mia specialità non sia valida, è la maniera in cui le usa Oscar ad essere , come dire, fuori prescrizione: carica il fucile con le pillole e va a caccia. Spara alle nuvole quando le vede minacciose e gonfie di tempesta.

Spara le pillole di creta e malto. Le nuvole colpite si rompono e al posto della cattiva grandine, piove. Piove su tutto a grandi scrosci. Oscar, tutto inzuppato, continua a sparare fintanto ha pillole in canna, fintanto le polveri non siano bagnate e il colpo fa cilecca. Allora smette e torna a casa – la più bella del paese – costruita con i dollari, certamente molto diversa da quella costruita dell’ultimo degli arricchiti.

Nel paese, come in tutti i luoghi, c’è anche una vecchia signora vestita di nero. Se ne sta seduta su una pietra, avvolta nel scialle del suo tempo e della pioggia presa. Bebe non ha i dollari, la sua casa è semplice e i suoi lineamenti sono slavi, ma non è per questo che pure lei spesso viene derisa dai paesani.

Tra Oscar lo scemo e Bebe la vecchia vige da sempre una rivalità capace di far divertire tutti quanti. Lo scemo ha i capelli ricci e i dollari gli escono dal taschino del suo abito chiaro. Bebe ha settant’anni consumati nelle mani e nello spirito con un triste ricordo: laggiù nella risiera di San Sabba, a Trieste. Ora tiene sempre un velo di seta nero sul capo e le rughe del viso contrastano solo un poco sull’abito nero ornato da un pizzo scuro.

Oscar, vestito di bianco, spara pillole di creta e malto alle nuvole tempestose. Bebe, vestita di nero, brucia rametti d’ulivo sulla pietra del suo uscio.  Questa è la loro continua sfida. S’incontrano quanto minaccia grandine e scoppia sempre baruffa perché entrambi ritengono di sapere benissimo come bloccare la tempesta. Con il fumo dell’ulivo benedetto lei. Con le pillole, lui. – Volano sonori cazzotti e Oscar termina gambe all’aria dentro una pozza  lordandosi l’abito bianco. Bebe viene colpita e infarinata da una pillola sparatagli contro. Sulla piazza, gli uomini al riparo da ogni pioggia sotto la tettoia del bar, hanno seguito la scena. Ridono e si divertono, in fondo anche questa volta non c’è stata la tempesta.

Io, venditore girovago di pillole fatte con la creta e il malto, ho assistito alla cagnara dalla stanza di Amina, la ragazza araba adottata dai gestori di quella unica pensione del paese. Sto con lei fino a quando torna la calma e un nuovo chiarore indica la fine del temporale. La campagna, da poco risvegliata dalla primavera e salvata dalle insidie per merito del duplice rito, è pronta a dare i suoi frutti e così pure io riparto.  M’incammino, seguendo il sentiero del temporale, verso altre piazze e vecchie e scemi.

Seguo il fulmine, la saetta, il tuono. Loro anticipano l’arrivo del venditore di pillole, quelle fatte con la creta e con il malto.

Da: Pillole e altre Fantasie di Dino Durigatto - Campanotto Editore - Zeta Narrativa 105 1997

25|3|28| Centro Salute cinese Ci.Zimò, prealpi Giulie

BungalowWood3.jpg
rendering simulazione Casetta villaggio Ci-Zimò®

Herald Friul non ha potuto, come promesso, dare maggiori approfondimenti sulla realizzazione del centro salute Ci-Zimò® a causa dell’episodio qui riportato, che – di fatto – si è dimostrato  positivo per tutti.

Scena: la gendarmeria di Gemona del Friuli. Mercoledì 25 marzo 2028. Ufficio del maresciallo Cesare Della Riviera. Presenti perché convocati – cortesemente – a fornire informazioni: il signor Iago Bidibà, interprete, il signor Li-Po Huan capo-progetto Centro salute CI-Zimò®. Due redattori del quotidiano digitale Herald Friul, il sottoscritto e Junior. Presente all’incontro il vice presidente della Collegiale Julie.

il luogo.jpg
Area interessata

Il maresciallo  Della Riviera subito ribadisce i motivi dell’incontro.

Vi ringrazio di aver accolto favorevolmente questo invito. Sapete già qual è il motivo dell’interessamento, serve a fugare ogni dubbio residuo sulla questione del Centro Ci-Zimò, dopo la pubblicazione della notizia su Herald Friul che ha scatenato una notevole quantità di richieste da parte dei residenti nell’area e della zona interessata. O altri soggetti che chiedevano e ponevano interrogativi vari.

Io e i nostri ufficiali, ci siamo messi in contatto con l’ufficio tecnico della municipalità interessata. Ripetute volte ci hanno detto che tutto era ed è in ordine. Sarà costruito il Centro da una società mista-friulana avente capitale cinese e la partecipazione di quote da parte dei proprietari del bosco messo a disposizione.

pianta ok.jpg

Ma, capite signori, che seppur le carte e le burocrazie siano in ordine, molti si chiedono se non si nasconda altri fini, soprattutto altri usi, visto anche la naturale collocazione dell’attività in un bosco. Insomma, se dietro questo progetto vi siano mercificazioni occulte.

Il signor Huan, che attendeva da tempo questo momento, non vedeva l’ora di spiegare per bene ogni cosa. Chiede al traduttore Iago Bidibà di scandire bene, una alla volta, le sue frasi e iniziò la sua pertinente esposizione.

Huan parla rivolgendosi al maresciallo, Bidibà traduce.

Casette-albero.jpg

– Per noi, per il mio Paese  questo progetto è un momento di verifica su come le antiche conoscenze mediche cinesi  possano essere valide in un contesto geografico opposto. Il luogo scelto, oltre ai miei personali ricordi affettivi, è proprio una piccola valle semi abbandonata, dimenticata dai passaggi della vostra storia recente. Un ambiente idoneo dove i nostri esperti provino le loro teorie. Capisco il pensiero dettato dai luoghi comuni a riguardo di noi cinesi e degli altri. Sappiamo che sono retaggi spesso che vanno superati con la realtà dei fatti.

Capisco pure che le sacche dell’ignoranza sono ampie e capaci di  portare molti pensieri deboli. Questi raggiungono facilmente la mente di chi pensa che “da fuori” vengano a portare via chissà cosa.

Il nostro progetto è quanto di meglio questa valle potesse sperare. Ricordo, abbiamo una menzione speciale per questa idea, ricevuta dalla Fondazione per il Protocollo di Malmoe.

In particolare – come certamente sapete – dal 2026 anche qui è entrata in vigore la legge sulle proprietà terriere in aree depresse e montane. Dice: i proprietari dei fondi che non praticano la manutenzione dei boschi, devono provvedere tramite il pagamento delle aziende preposte a tale scopo, o alienare la proprietà, o semplificarne l’assetto attraverso un atto privato che regoli le parti dei familiari aventi diritto ecome abbiamo fatto noiconferire i terreni alle attività rientranti nel protocollo di Malmoe.

 HPIM3467.JPG
lo stato d’abbandono, lungo la strada (foto B.P. archivio del 2016)

Tra le altre, certamente sapete che il protocollo prevede la massima protezione ambientale. Utilizzo di risorse primarie locali, energia sostenibile, impatto ambientale a soglia 002. Le costruzioni devo essere fatte con materiali eco sostenibili, riciclabili e organici alle peculiarità del territorio. Queste sono le caratteristiche con le quali si è affrontato questo progetto che – alla fine –  avrà un investimento di  tre milioni di euro.

E’ il costo di un carro armato Leopard! – interrompe il cronista Junior del Herald Friul – Lo so perché ho seguito un caso dove si parlava di costi uguali.

– Va bene – riprese il signor Huan, mentre il maresciallo e pure il vice presidente della Collegiale Julie, erano assai attenti. Così il traduttore Bidibà poté riprendere fiato e bere dell’acqua fresca, prima di ricominciare.

Cerco di essere veloce, caso mai mi farete domande alla fine, ma ho poco da aggiungere. Il progetto si realizzerà in due momenti distinti. Il primo è quello che andremo ad iniziare presto e poi – se tutto procederà come dallo studio imprenditoriale – ci sarà un ampliamento.

Così dicendo apre la cartella, sparge sul tavolo i disegni del progetto e  scatta l’attenzione di tutti. Notiamo subito la particolare bellezza del progetto. Il più entusiasta pare proprio il maresciallo. Junior scatta le foto, il signor Huam chiede a Bidibà che s’informi sul perché nessuno di quei signori abbia mai visto i progetti che  da oltre un anno sono a disposizione.

Certo –  dice il maresciallo con fare bonario – a noi queste cose le presentano solo dopo, spesso quando cominciano i guai. Come accadeva al tempo delle grandi corruzioni. Oppure, come adesso, quando le invidie e le paure locali… si fanno sentire.