Il segreto di una maga coinvolge i territori da Tolmino e Tarcento

Nicola, friulano e Mjura, slovena di Duino sono arrivati a Most na Soči , in Slovenia per cercare tracce della maga russa già in contatto telepatico, quando erano viventi, con la bisnonna di Nicola.

NOTA: questo racconto fa parte della trilogia di Tolmino che comprende: “In treno dall’India a Tolmino in una notte” -e “Dal Friuli a Tolmino (Slo), sulle tracce di una maga Russa”. Disponibili in questo Blog.

Tolmino è certamente il posto dove trovare risposte. In primo luogo per sistemarsi nella piacevole pensione Na Foxu (La Volpe), centrale, economica e ideale per cercare tracce di maga. Mjura, senza paura ogni qual volta ha un’opportunità, educatamente rivolge domande sull’antica maga russa, alle persone più anziane che incontra. Buona parte delle risposte sono vaghe e inutili. Alcuni ne avevano sentito parlare al modo di una diceria di paese, nulla d’importante, solo un po’ di colore.

Il giorno seguente però la stessa tecnica porta un indizio utile. Grazie a un meccanico quarantenne dell’autofficina, coinvolto dall’ultima signora contattata, la quale, dicendo di non saperne molto sulla maga, ricordava abitasse in località Zabice, come pure il meccanico. Raggiunto dal curioso trio, l’uomo nella sua tuta blu guarda senza capire. La signora, con calma spiega di come i due ragazzi, per studio, cerchino notizie sulla maga che tanti anni fa abitava nella sua borgata. L’uomo gesticolando annuisce e sorride. Stringe la mano ai ragazzi. Scandisce il suo nome, Stipe e intercala un italianissimo “ciao”. La signora così può accomiatare e tornare alle sue faccende.

Doberdan. Esclamano coralmente tutti.

Stipe accompagna la giovane coppia in un angolo tranquillo dell’officina, recupera due sedie e lui si accomoda su uno sgabello. Mjura, in sloveno, ragguaglia sul perché sono lì e cosa si aspettano dall’incontro.

Stipe racconta ciò che fin da bambino sentiva raccontare dagli anziani del borgo. La maga russa Pelageya, donna schiva e particolare, era arrivata a Most na Soči verso il 1920 in treno grazie alla ferrovia Transalpina. Da dove fosse partita non lo sapeva, però erano i treni, le stazioni e le locomotive la sua passione, fonte pure di visioni ammonitrici. Si sposò con un uomo di Zabice, il suo borgo non distante da Tolmino. Costui era buono, sapeva lavorare la terra di monte, era taciturno e, come pure sua moglie, si perdeva nei pomeriggi delle giornate terse in cima a un colle a guardare lontano, per ore.Pelageya aveva deciso di prendere marito perché voleva un figlio per potergli raccontare le cose importanti di cui era stata testimone. Solo lei sapeva, perché le aveva viste nel futuro. Dalla loro unione nacque una bambina di nome Tilda Ivancic, il cognome del padre.

Madre e figlia erano sempre insieme, soprattutto sui monti qui attorno, oppure giù alla stazione dei treni. Sedute sulla panchina aspettavano l’avvenire dopo aver visto arrivare gli invasori italici, la guerra che mieteva nemici, paura e miseria a cavallo di queste valli sempre state amichevoli.

Pelegeya mori di vecchiaia verso il 1989 e fece scalpore anche in quel triste momento. Lasciò scritto di voler essere cremata, ma acconsentì una cerimonia di rito ortodosso. Lasciò detto a sua figlia, il marito era morto qualche anno prima, di portare le ceneri fino a Tusla, in Bosnia perché in quel luogo, da giovane, aveva imparato molto sul senso della vita dai reduci dell’antica martoriata comunità dei “Bogomili”.

Tilda riuscì a portare a buon fine la richiesta della madre nel 1990, nell’aria si sentiva già l’odore di quel odio che solo due anni dopo sarebbe scoppiato nelle regioni balcaniche. – Scusate de divago su questo aspetto, ma per me è una ferita aperta anche nella nostra storia. – Sottolinea Stipe prima di continuare.

Altro non so, a noi bambini piacevano queste storie raccontate dai vecchi, a suo tempo ci credevamo. Adesso non so e non importa. Aggiungo. Tilda non si sposò e non ebbe figli, rimase a vivere nella casa dei suoi genitori fino alla fine, credo nel 2020, venti anni fa. Raccontavo che la maga avesse previsto delle sciagure ferroviarie, ma anche l’invasione delle nostre terre, i drammi della lunga guerra mondiale e della condizione economica del dopoguerra. Di questo confine, dannoso per tutti. Confine duro, di cortina e da entrambe le parti le infrastrutture sono sempre arrivate tardi. O non arrivate. Insomma la maga, non strega, perché non era cattiva, seppur vedesse le tragedie, lei solo le riferiva prima. Forse con l’intento di evitarle… se qualcuno l’avesse considerata. Oh, io credo – aggiunge Stipe – perché gli uomini volevano lasciare che tutto vada da sé. Un episodio mi ha sempre colpito, quasi un mito, confermato pure la Tilda nelle rare occasioni di conversazione con pochi suoi conoscenti. Gli stessi pronti a divulgare parte delle informazioni apprese.

La vera ragione per la quale Pelageya era arrivata qui era stata una visione importate e bella. In questo luoghi ci sarebbe stata una rinascita sociale e anche speciale, grazie proprio al treno e a una nuova ferrovia modernissima che avrebbe superato le montagne per andare dall’altra parte fino a unirsi alle altre ferrovie e stazioni. E i limiti, i confini, le differenze si sarebbero probabilmente superate.

Ora tutti sono morti, quel che resta siamo noi. Voi due, venuti qui a riaprire questo cassetto. La mia memoria e tu Mjura hai scritto tutto. Ecco qualcosa non andrà perduto. Chissà, la visione della maga si avvererà.

Mjura davvero ha scritto tutto, del resto Nicola non aveva capito niente. La ragazza ha scritto le parti principali già in italiano. Per il ragazzo è facile farsi un quadro di quanto accaduto. Stipe, dopo i saluti con forti strette di mano e baci sulle guance, è ritornato a mettere le mani dentro un motore. Nicola e Mjura, rientrano alla loro pensione, entrambi hanno un’espressione non troppo appagata.

La vicenda era abbastanza chiara. Nulla di stravolgente e di eclatante stava nei racconti e nel mito della maga. Forse solo del buon senso visionario – esclama Nicola entrando nella loro stanza alla pensione Na Foxu.

Decisero di fermarsi ancora un giorno per vedere un po’ il territorio, il fiume Soča (Isonzo) e fare anche un giro sulla motobarca Lucija. Così fanno e proprio mentre tranquilli si dirigono verso Modrej, uno dei punti d’attracco della motobarca dove il Soča, si allarga a formare un bell’invaso senza mai diventare lago.

Nicola osserva dal finestrino i luoghi e le case lungo la via. D’improvviso il suo scatto d’attenzione coinvolge Mjura: – Guarda quel manifesto sul muro! E’ quello che avevo intravisto alla stazione di Most na Soči al nostro arrivo. Quello azzurro con un treno tra i monti.

– Mjura s’avvicina al finestrino e legge:

– Poleg vsake pregrade. Sodobna železnica nas bo pripeljala v prihodnost. Iz Mosta na Soči (Slovenija) do Tarcento (Italija). Začetno delo 03. septembra 2040.-

Traducimi presto, cosa c’entra Tarcento? – Insiste frenetico Nicola-

Aspetta. Il titolo grande dice: Oltre ogni barriera. Sotto spiega: Una moderna ferrovia ci porterà nel futuro. E continua più in piccolo: Da Mosta na Soči (Slovenia) a Tarcento (Italia).-  Avvio previsto per inizio lavori 3 settembre 2040.Ecco, ecco. È questa la visione di Pelageya. Pensa ha visto questo più di cento anni fa. Adesso sono felice, ora tutto è chiaro. Miura si è stretta a lui per leggere il poster, Nicola è molto felice ed è attimo trovare le labbra di lei sulle sue. Finalmente.Un lungo bacio atteso si riflette sul finestrino dell’autobus avvolto dai turchesi riflessi mattutini del largo fiume Soča. Qui dove le visioni si uniscono al cielo.

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Nuova Ferrovia Tolmino (Slo) – Tarcento (Italia) – Scheda tecnica 

Obiettivo della nuova ferrovia, da realizzare sotto l’egida diretta della Comunità Europea è un progetto pilota risultato di alte ricerche di mercato proiettate in divenire sulle future abitudini del mercati dei territori.

Secondo aspetto è tracciare nuove linee di collegamento pronte a differenziarsi dagli assetti urbanistici ereditati dai piani risalenti agli anni del xxI secolo.

La città di Tolmino non dispone di una ferrovia. Il progetto prevede un ruolo di scambio importante per tutta l’area. Da Tolmino, collegato alla esistente stazione in località Most na Soci, vedrà la linea salire fino a raggiungere l’Italia e anche proseguire tramite una bretella per Kobaid e Bovec.

D’altro canto, la stazione di Tarcento vegeta in dormiente letargo dagli anni 90 del secolo scorso. L’antico smalto di ciò che era un effervescente centro di riferimento oramai non c’è più. L’ultimo grido della stazione di Tarcento, nella quale si fermava il celebre treno Romulus (Roma-Vienna) risale al 1977, un anno dopo il terremoto quando una facinorosa ottuagenaria detta “Mariutine” sollevò il popolo e bloccarono il famoso treno sul quale viaggiava in visita credo il primo ministro di quei anni. Lo fecero per eternare il disagio della condizione dei terremotati. C’è chi dice che poi la stazione perse potere anche per causa di quel episodio.

Di fatto la realtà era diversa, ma oggi con il nuovo progetto si aprono nuove possibilità per tutti.

La nuova ferrovia, si prevede pronta per il 2042, si basa su due punti di forza: il trasporto turistico e il trasporto artigianale. Il primo sarà particolarmente attivo nel periodo da maggio a ottobre. Prevede spostamenti di persone in un contesto paesaggistico di primaria valenza ambientale con possibilità di trasposto biciclette, onde collegare il bacino friulano con le rete slovena e oltre.

Tutte due le stazioni, piuttosto capienti e sottoutilizzate, prevedono una ristrutturazione generale dove, ai piani alti saranno disposti stanze per alloggi veloci e pernottamenti brevi.

Il trasporto artigianale, durante tutto l’anno salvo agosto, vedrà protagonista la movimentazione di legname, negli ultimi anni in forte crescita su entrambi i territori. Mentre l’area di Tolmino, nel settore è da tempo organizzata per la raccolta e stoccaggio di questi prodotti, la parte italiana dovrà essere meglio strutturata, ma anche su questo i progetti sono pronti e molto interessanti.

 

I treni previsti nel progetto saranno quanto di meglio la tecnologia attuale consente. Costruiti dalla francese Alstom nello stabilimento da due anni operativo in Slovenia i treni a idrogeno della seconda generazione, non producono gas di scarico nocivi, ma solo del vapore acqueo e sono molto silenziosi. Questi treni, da anni hanno sostituito tutte le motrici a diesel, sono adattabili a particolari esigenze, proprio come serve per la linea Tolmino –Tarcento. Forza motrice per trasporto legname, comfort e servizi per trasporto turistico.

Ultima novità prima di conoscere meglio il percorso. Sempre per impatto turistico sarà possibile scegliere anche di sorvolare, da ambo le parti la montagna, grazie a 2 taxi drone da cinque posti.

 

Percorso:

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Gli esami del sangue per la rivoluzione

Un ampio soggiorno con angolo studio. Sul tavolo la luce è accesa, Rodolfo, uomo maturo è seduto con la testa rivolta al soffitto e medita ad alta voce:

R – Il tempo separa, il vento unisce.

Oppure il pensiero distingue e il vento spariglia?           (suona il campanello)

Faccio così: l’essenza del vento non è unire, ma spargere.

Già, è il pensiero che distingue.

             Eppure sono qui.

   Scrivo o penso con l’ardore di chi ha dubbi,                         (suona il campanello)

             Ci trovo ansia e piacere.

Rumore di chiavi, porta si apre e richiude con rumore.              Protestando entra Mimì.

M – Rodolfo, ma non hai sentito, ho suonato due volte. Potevi aprirmi.

R- Non ho sentito, credimi. Cercavo di scrivere su come i giorni scorrono, in modo uguale. Lenti o veloci e come, invece, li sentiamo. E il vento spinge avanti i giorni?

M – Sarebbe molto meglio usare questi giorni per andare a fare gli esami del sangue. Ne hai bisogno per sapere come sono i valori. Potresti iscriverti ai “donatori di sangue”, staresti meno, incontreresti altre persone. 

R – Certo, ma non so dove sono questi presìdi per donare il sangue.

M – Dio, ti perdi in nulla, chiedi a quelli della chiesa, loro sanno.Schermata-12-2458110-alle-16.02.16-e1513954978710R – Vedrò. Come dicevo, stavo pensando su come il vento spinge le cose, comprese le idee. E mi son perso a seguire i concetti capaci di formare il “vento della rivoluzione”. Ho individuato un luogo, semplice funzionale, dove è possibile che questa possa prendere forma e forza: la lavanderia. Sì. La nuova rivoluzione si farà nelle lavanderie a secco e automatiche. Sono loro oggi gli unici luoghi d’incontro e socializzazione più genuini. Porti lo sporco, riparti con il pulito. Nessuno esce scontento, nessuno si aspetta altro. Niente sovrastruttura, sei gratificato dal sapere che metterai la camicia pulita.

La lavanderia, vedi, permette a tutti di stare bene con se stessi. Funzionerà.

M – Va bene attendiamo la rivoluzione in lavanderia, intanto ho saputo che giù alla fabbrica dei termosifoni chiudono il reparto presse… dove lavoravi anche tu.

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R – Certo ho sempre fatto l’operaio lì e altrove. Ma se non producono più bisognerebbe sapere il perché? Le stagioni sono le stesse, a ottobre si accendono i riscaldamenti e loro partono silenziosi …

M – Non ci sono più i soldi di anni fa, le cose cambiano. Il vento è cambiato. Così vogliono… o ci dicono.

R – Anche il riscaldamento? Eh, sì. Facile chiudere la produzione dei termosifoni, mettere le persone nei call-center, mandarli a formarsi teoricamente sulla “sicurezza” con la speranza che serva a trovare un nuovo lavoro e già sai che non sarà così.

M – Hanno anche detto che è stata spenta la luce del faro e tu che fai?

                                                      (canticchiando insieme)

R – Eh eh. * Chi cosa faccio? Scrivo.

M – Ma per fortuna, è una notte di luna, e qui la luna… l’abbiamo vicina.

R – *…per sogni e per chimere … e castelli in aria.

M*…, ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto si dileguar! 
R*Ma il furto non m’accora, poiché v’ha preso stanza… la speranza! 

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R – Però non è mai bene spegnere la luce del faro. Come faranno a trovare un approdo? Certo è strana questa società dei consumi che chiude la fabbrica della ghisa e vende abbonamenti a linee telefoniche, energia elettrica e altro telefonandoti a casa offrendo differenze inutili. Anzi se accetti hai già perso perché, alla fine, nessuno ci capisce nulla e il totale deve dare sempre la stessa cifra. Ma c’è chi crede di risparmiare. Ecco, vedi perché l’abito pulito è onesto. Non ti frega.

Ecco anche perché scrivo, per chi leggerà. Non importa quando e in quale momento di questo tempo avvelenato.

Forse dalle lavanderie ciò che si teorizza è meno di quanto si crede.

M – Immagina, se l’immaginato corrispondesse al reale?

R – Forse a qualcuno accade così. Certamente non sarebbe colui che nella notte spegne la luce del faro e chiude la produzione dei termosifoni. Il faro è amico del vento, sa che per essere visto deve stare esposto e il vento… corre, asciuga, porta via, cambia l’aria.

O forse tutto sarà fatto dalle voci di altri bisogni?

Ah, troppe domande. Ci vuole una rivoluzione che parta dalle lavanderie.

M – Intanto però sarebbe meglio se tu approfittassi di questi giorni per andare a “fare gli esami del sangue”.

* citazione da: Che gelida manina (La Boheme – Puccini)