1. Chavrûi · uomini e pesci

In ogni luogo ci sta un punto dove s’incontrano fatti apparentemente distanti e diversi tra loro. Solo in quel punto, in quel luogo, accadono fatti molto particolari. Forti come un distillato e dolci come il sambuco. Vicende dai contorni increduli, come questa che voglio raccontarvi, avvenuta non so quando, in un luogo chiamato Stella.

Personaggi: il pescatore Vaniglio e lo storione Rubinio. Scena: alla foce dell’Isonzo.

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Vaniglio, già carpentiere ai cantieri di Monfalcone e da poco in pensione, ogni giorno usciva con la sua barca a pescare nei pressi laddove l’Isonzo incontra il mare. Calava la lenza, si sedeva ad aspettare e nell’attesa guardava con attenzione le cose attorno a lui. Prendere i pesci era solo un pretesto per poter meditare su ogni cosa. Ogni tanto muoveva o rilanciava la lenza come a spezzare un ragionamento concluso da quello nuovo che cominciava.

Anche i pesci – nel vederlo – capirono che per loro Vaniglio non era una minaccia. Si misero d’accordo tra loro e ogni tanto qualcuno di loro sarebbe saltato dentro la barca. Il pescatore però era troppo assorto nel suo mondo, così al rientro a casa si trovava pure con dei pesci. Perfetta giustificazione a quella sua attività di pensatore.

Tra i pesci di quel luogo, in cui l’acqua dolce lentamente si mescola a quella salata, e in tutta la laguna fino al mare, dicevano che Vaniglio era davvero un brav’uomo di cui potersi fidare e ci vorrebbero molti come lui. Fu proprio la parola fiducia, a convincere un giovane storione di nome Rubinio, a causa di alcune macchie rosse sul suo corpo non proprio tipiche di quella specie, a suggerirgli di compiere un gesto tenuto sempre in gran segreto da parte di tutti i pesci, di tutti i mari, di tutti i mondi.

Rubinio era molto curioso e perciò assai osservatore. Un mattino attese l’apparire della sagoma della barca di Vaniglio, con se teneva pure un foglietto con gli orli ondulati e ben riposto in una custodia di nylon. L’ombra dell’imbarcazione non tardò ad arrivare, Rubinio le girò intorno più volte, poi ancora un’ultima volta, finalmente raccolse tutte le forze nei modi e nelle forme che i pesci hanno e si sentì pronto per il grande passo.

Con la coda, iniziò a battere dei colpi sulle assi del fondo della barca. Vaniglio non diede attenzione, il pesce andò un po’ più avanti e ribatte tre volte. L’uomo si scosse e volse lo sguardo verso il punto da dove provenivano i colpi. Pensò ad un ramo. I colpi si fecero sentire di nuovo, lui si alzò per capire e fu allora che sentì una voce chiamarlo per nome. Guardò verso le canne, si girò sul lato della vicina riva esclamando: – Chi è?-.

– Sono io Rubinio. Guarda qui, sporgiti dal bordo della tua barca, sono un pesce, non posso salire a bordo -.

Vaniglio rimase fermo, immobile per un lungo istante. Respirò, e si sporse con titubanza, sul bordo del fianco della barca.

Perché mai avrebbe dovuto stupirsi più a lungo dell’attimo che si era concesso solo perché un pesce lo aveva chiamato per nome? Nei suoi lunghi pensieri aveva imparato a immaginare scenari speciali, e questo lo era, quindi non esitò.

– Ciao pesce – disse, – cosa c’è?-.

– Oh, grazie per esserti accorto di me, – riprese Rubinio – volevo farti vedere una cosa e poi chiederti se mi puoi aiutare a capire che cosa rappresenta, che cosa vuol dire. Ecco, ho portato una cartolina, certamente riguarda voi uomini, ma è strana. –

Così detto il pesce mosse la coda si spostò per tornare subito dopo con in bocca una busta trasparente con dentro una cartolina. Il pescatore stese la mano, con due dita prese la busta, la girò più volte avvicinandola ai suoi occhi e lesse a voce alta: “Saluti da Stella, 1922”.

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– Si, grazie – interruppe con frenesia Rubinio – guarda la foto, vedi quegli strani animali disposti in branco. Li vedi?-. Vaniglio gli rispose – Certo che vedo, è un luogo di montagna, s’intravede una chiesa, una porzione di casa, di bosco e sulla rupe questi, caprioli. Cioè, sembrano caprioli, ma sono di legno e hanno un’espressione felice -.

– Ecco cosa sono, caprioli. – Disse Rubinio con manifesta soddisfazione. – Proprio come diceva il nonno. Sì, caprioli. –

– Dove hai trovato questa cosa, è vecchia? – chiese il pescatore.

– Nonno mi disse che già suo padre l’aveva messa da parte, nella scatola dove teniamo i ricordi e altri valori. Dicevano che tra fiume e mare, in certe stagioni, si vedevano tante di queste cartoline. Era perché molta gente partiva con il piroscafo e andava a vivere molto lontano, addirittura oltre l’oceano, di cui tanto ho sentito parlare. Però – continuava a raccontare Rubinio – su questa cartolina con i caprioli c’era dell’altro che nessuno ha mai voluto raccontare. Dico questo perché in altre nostre case ci sono immagini come questa. Capisci, pescatore, ci deve essere dell’altro! Magari tu potresti cercare questo luogo. Hai detto chiamarsi Stella, forse non è lontano.

Caro giovane storione – rispondeva con calma pensosa Vaniglio – è una storia particolare quella che mi racconti, ma alcuni fatti corrispondono, la data sulla cartolina si riferisce al periodo dove l’emigrazione era diffusa e svuotava i nostri paesi. Dei caprioli non saprei cosa dirti. Cercare questo posto ci vuole tempo, non saprei da dove cominciare. – Mentre parlava, l’uomo si era abbandonato all’incertezza se lanciarsi in quella missione o lasciare perdere tutto. Guardò Rubino che, immobile nell’acqua, lo osservava attendendosi un cenno positivo che finalmente arrivò.

– Va bene, lo farò. Almeno ci fosse una traccia chiara da dove cominciare? Stella è troppo poco, chissà se esiste. – Osservò Vaniglio.

Il pesce gioì tracciando cerchi nell’acqua e, fermatosi, disse: – Se queste cartoline arrivavano dal fiume potresti seguire il suo corso fino ai monti dove abitano i caprioli, allora è lì che ci sta quel luogo. –

– Sei saggio, bravo Rubinio. Partirò proprio dall’Isonzo, ho molte carte geografiche per seguire anche il corso dei suoi affluenti perché i percorsi – seppur logici – non sono lineari. – Disse il buon pescatore e i suoi pensieri erano già oltre l’inatteso incontro.

Si salutarono con la promessa che Vaniglio si metteva subito all’opera. Fissarono per l’indomani un nuovo incontro per valutare gli sviluppi.

Nelle ore a seguire, l’uomo non volle essere disturbato. Liberò il tavolo per stenderci sopra le mappe del territorio e cominciò a scrutare, a studiare. Subito capì che doveva trattarsi di un corso d’acqua minore che partendo dalla fascia dei primi monti scendeva fino a confluire nell’Isonzo: il Natisone o il Torre. Ma pure questi ricevevano altra acqua dai rivoli che diventavano più frequenti man mano si entrava nelle valli. A quel punto vennero in aiuto i toponimi dei luoghi fintanto che, dopo ore di appassionata indagine, Vaniglio esultò: – Stella, eccola qui, lungo il Torre, sulla destra del rio Zimor ci sta il monte e pure il paese. Non può che essere questo!

Il giorno dopo, andò in laguna all’appuntamento con Rubinio per informarlo non solo sugli sviluppi ma per dirgli che sarebbe partito a vedere cosa c’è, a chiedere se qualcuno sapeva.

Così detto, senza indugio, partì verso Stella.

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