In viaggio attorno al mandorlo

                     “L’uomo che avrò scelto sarà quello il cui bastone fiorirà”.

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Fredo giovane, aitante e volitivo, sta pigiando il campanello del cancello adiacente il giardinetto davanti alla casa di Carlita sotto lo sguardo curioso di un sole alto in un primo pomeriggio di fine estate. Curioso come nonno Giacomo che fin dal primo trillo è già sul patio per dire a Fredo che la sua nipotina tarderà il rientro a causa di un piccolo guasto meccanico.

Giacomo invita il ragazzo dentro casa. Lui preferisce attendere sulla comoda panca sotto il patio e con educato curioso rispetto chiede anche che albero fosse quello davanti casa, tra il cancello e l’ingresso.

Quello è un mandorlo. Bello, lo devi vedere all’inizio della primavera, è una meraviglia.  Gli rispose Giacomo.

Fredo, accomodatosi sulla panca all’ombra, prese il telefono cellulare e, nell’attesa di Carlita, volle saperne di più sul mandorlo a primavera collegandosi alla grande rete.

L’ora era calda, la panca all’ombra, oltre ci stava il mandorlo. Fredo guardava a turno il telefono e l’albero. Fino al punto d’impaurirsi vedendo il mandorlo avvicinarsi a lui muovendo tronco, rami grossi e sottili curvandoli in direzione del volto, al pari di un dito minaccioso che ammonisce.

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Omphalos (ombelico del mondo

E la pianta gli parlò: “Tu non sai neppure cosa sia un mandorlo e perché sta qui. Cerca risposte utili su quell’aggeggio, leggile e poi rifletti, pensa e ragiona. Sapere porta a elevarsi per crescere come serve”.

Proprio così, il mandorlo gli parlava, a modo suo lo condusse dentro la sua essenza.

Il Mandorlo (Amygdalus communis L. = Prunus amygdalus Batsch; Prunus dulcis Miller). Sono una pianta originaria dell’Asia. I Fenici ci portarono in Sicilia e i Romani ci chiamavano “noce greca”. Io sono il simbolo di nascita e di resurrezione.

Sono il primo albero a sbocciare in primavera (rinascita). Il mio significato è legato al frutto: la mandorla il cui segreto va conquistato rompendo il suo guscio. La mandorla, essendo nascosta, incarna l’essenza spirituale, la saggezza. La sua forma ovoidale è collegata alla matrice, come simbolo di fecondità, di primordiale nascita dell’universo.

                      – È tempo di carestia e di crisi, ma mi è chiesto di guardare nel giardino, osservare
                       il mandorlo e attendere la sua fioritura precoce che dà il primo annuncio di primavera.

Il ramo di mandorlo mi indica che fuori dalle secche della rassegnazione devo farmi umile cercatore di segni di speranza, di tentativi, di ridare tensione di vento alle vele ammainate. (Geremia).

Forse ti interessa sapere – continua il mandorlo a parlare con Fredo oramai tutto abbracciato dai sottili rami che la pietra filosofale altro non sia la pietra che Cibele fece inghiottire a Saturno per evitare che suo figlio Giove sia divorato dal proprio padre; così Giove, nel tempo, poté divenire re dell’Olimpo.

Quella «pietra nera», simbolo di Cibele, fu portata in Roma, e conservata sul Palatino. Era caduta dal cielo, ed era chiamata abadir dai Romani e betilo dai Greci. Betilo non è altro che l’ebraico Beth-el = casa di Dio; e fu parimenti il nome posto da Giacobbe alla città vicina al luogo dove ebbe il suo sogno.

Dopo aver iniziato il viaggio dalla casa paterna Giacobbe giunse nel luogo dove  decise di dormire. Dispose a semicerchio una serie di pietre con funzione rituale, ne dispose una particolare e la adibì a poggia-testa. Durante la notte ebbe una visione mistica della celebre “Scala di Dio”.

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Svegliatosi, intimorito e reverente, esclamò la frase (incisa anche sul Portale della Chiesa di Rennes-le-Château): “Degno di venerazione è questo luogo! Questo non è altro che la Casa di Dio e la Porta del Cielo!”.

Subito dopo alzò la pietra su cui aveva appoggiato la testa, la conficcò nel terreno e ribattezzò quel luogo, conosciuto come LUZ, con il nome di Beth-El = “Casa di Dio”.

Linguisticamente Luz significa “Mandorlo” o “Nocciolo”, considerato che un albero simile ne nascondeva l’ingresso, che avveniva attraverso un cunicolo d’accesso. Per gli antichi saggi Luz era collegata alla particella del corpo umano cui restava legata l’anima.

Fredo, Fredo. Ti sei addormentato sulla panca.

Carlita era arrivata a casa e amorevolmente si accostò a ragazzo destandolo dal suo rapito torpore.

 – Oh, sei tu. Ben arrivata. Mi ero addormentato qui all’ombra cullato dalla leggera brezza datami dal fogliame del tuo mandorlo. Sembrano sussurri fatti di curiose parole. Spiegò Fredo.

Va bene, dai entriamo in casa – rispose Calita prendendogli la mano.

Fredo, prima di assecondare la richiesta, con tre passi la portò davanti al mandorlo, le disse di guardare sotto dove il tronco esce dall’erba e di notare un sasso – che lui spostò col piede  – lasciando intravedere cunicolo d’accesso che certamente continuava come fosse una piccola grande caverna.

 

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