Sui Musi, sudando vago tra i mirtilli

Una piccola grande storia di montagna, di una gita e di sudore; di una maglia stesa ad asciugare. Di quel che ci resta rientrando nella città dove le suole delle scarpe incontrano asfalto, pavimentazioni e qualche cortile di ghiaia.

Così, fino ad una nuova gita, ad altro sudare.

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Chi va là? (digitale su pvc 30 x30) trittico del M. Musi

A Ferragosto, quando le macchine fotografiche avevano il rullino da 12, 24 o 36 pose, pellicola negativa, a colori, per fare le stampe su carta, presso il negozio del fotografo; proprio in quei giorni caldi si andava, tutti insieme, alla gita in montagna. Lassù si stava al fresco dei boschi e all’approdo, dopo la salutare camminata, trovare la meritata sosta, l’acqua con il giusto ristoro, il prato e un’allegra, sincera, aria di festa.

Dice: “Si sta poco, da qui a raggiungere il pian dei mirtilli,  sotto il Cuel di Lanis. Ve ne sono tantissimi, nessuno passa a raccoglierli, quassù”.

Va bene, e ci avviammo. Lui era piuttosto esperto di quei sentieri e anche il passo si dimostrava quello di chi percorre spesso le vie montane. Ben diverso dal mio incedere occasionale, fatto di rado per  bisogno di sudare, espellere  tossine e crederci.

Dopo una breve salita attraversammo il piano in mezzo a piante di mirtilli, raccogliendone alcuni. Era davvero grande, tutto presso la cresta e laggiù, sempre più nitido, s’avvicinava il dente crudo del Lanis.

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Sogno e tempo (digitale su pvc 30×30) Trittico del M. Musi

“Allora hai pure le fotografie di quel Colle e di quei mirtilli?” –  Mi chiese cortese, Ofelia.

La macchina fotografica con il rullino… No, era rimasta al campo, qui a Casera Tesoaro, sotto la cima del monte Postoncicco.

Ero assai affaticato, dalle braghe alla maglia arancione, che sempre m’accompagnava nelle escursioni estive, tutto era madido di sudore. Finalmente potei cambiarmi quelli vesti e, asciutto, sentirmi meglio.

Buffe si presentavano le tante magliette stese su bastoni e sui cespuglio bassi, tra tutte, spiccava la maglia arancione: così viva, pareva scaturire nella luce di quel agosto speciale, tra massi di nuda roccia, alberi di faggio, fumo di un camino estivo e qualche ritorno di un eco non lontano.

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Maglia arancione al chiaro di luna (digitale su pvc 30×30) Trittico del M.Musi

“Stamperemo le foto e le vedremo tutti insieme”. Certo! Solo che un bel po’ di tempo dopo ci fu la sorpresa: sulle foto, anche belle e diverse… qua e là sui fondi apparivano particolari macchie di forma magmatica, si direbbe cosmica. Vuoi vedere che la pellicola, ferma in macchina da mesi e sotto il caldo, ha subito alterazioni nelle sue chimiche, tra i suoi sali laddove si formano le immagini latenti e noi, nulla possiamo fare.

Resta ancora vigile testimone di quella bella stagione, una maglia arancione stesa ad asciugare al sole di un meriggio di metà agosto, prima di ogni nostro rientrare nel normale e, come detto all’inizio, pronti ad un nuovo sudare.

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