I Balcani, la Bosnia e Fabio

Presso una ditta di pompe funebri, Fabio (e non solo) impara una storia di guerra sconosciuta.

Un qualsiasi mercoledì, tra i programmi delle cose da fare: passare a saldare l’ultima parte della spesa per un funerale.

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Puntuale giunsi alla sede della ditta di pompe funebri creditrice che stava proprio sulla piazza con ampio parcheggio. Non era un luogo d’allegria, ma pur sempre un posto di passaggi, di migrazioni. Come le salette di una stazione, anche queste non sono gioiose, dipende da chi giunge e da chi parte.
Erano questi i miei pensieri mentre osservavo le bare lucide e incerate, le epigrafi campionario e altre curiosità d’inusitata malinconia, in attesa di conferire.

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La bella signora delle pompe funebri s’intratteneva con un ragazzo, figlio di una sua carissima amica. Io, inevitabilmente, ascoltavo la donna chiedergli come si trovava in missione. Fabio, detto Gerico, aveva fatto “domanda” nell’esercito, con l’intento di essere destinato in una operazione all’estero. Erano, ma lo sono ancora, anni nei quali l’offerta in quel senso non mancava, anzi una ricca retorica ne favoriva gli sviluppi. Fabio era rientrato, per un congedo, dalla Bosnia dove ancor oggi, dopo oltre vent’anni dalla fine delle ostilità belliche, ci sta un presidio militare dell’Onu. Col tempo i pericoli erano diminuiti e si guadagnavano tanti soldi. All’inizio – raccontava il ragazzo – era dura a causa delle mine e dei bossoli delle cartucce tossiche, ma adesso era tutto normalizzato.

Con i primi guadagni si era preso una  grossa auto e poi, col perdurare della missione, stava ultimando la casa sulla collina.

– E com’è oggi?- chiese la signora.

– Miseria e niente, vivono come era da noi una volta, con le galline nel cortile. Molti vanno a fare i manovali all’estero.

– E cosa dicono di noi italiani? Devi sapere che mio padre era stato nei Balcani prima e durante l’ultima guerra, aveva tante fotografie e ci raccontava dei palikuca, i “bruciatetti”, così le popolazioni civili chiamavano gli italiani.

– Erano brutti tempi – continuava la signora che si era lasciata trasportare dai racconti fatti da suo padre, soldato del Regio Esercito italiano nell’occupazione dei balcani dal 1940 al ’43.

http://it.chekmezova.com/storia_contemporanea_dal_xx_secolo_a_oggi-pdf_download/l_occupazione_italiana_dei_balcani_crimini_di_guerra_e_mito_della_brava_gente_1940_1943__275808.html

– Sai, ti racconto queste cose perché sono poco note e tu tornerai laggiù, dove la storia la imparano in modo diverso dal nostro. Il ragazzo restò attento a quella narrazione e non solo per cortesia, stesso valeva per me, entrambi non sapevamo nulla.

Al fine giunse il mio momento di saldare il conto e incuriosito dal cognome che si leggeva su una targhetta chiesi conferma se si trattasse di persona a me nota e scomparsa da poco. Si, mi confermò la bella signora delle pompe funebri, era il padre di Viridiana, mancato dopo una malattia a suo dire riscontrata da qualche parte del mondo dove si recava per bonificare terreni minati.

* Davide Conti, L’occupazione italiana dei balcani. Crimini di guerra e mito della “brava gente” (1940-1943) Odradek edizioni.

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5 pensieri su “I Balcani, la Bosnia e Fabio

  1. Pingback: I Balcani, la Bosnia e Fabio – obiettivo-FriuliMultietnico

    1. Tratto da storie tarcentine significa che questo racconto è stato pubblicato – assiema ad altri – nel io libro “PASSAGGI di un umano andare” (edto d Ass. Storie dai Longobars 2004 – dove tutte le narrazioni sono legate alla rincorsa del “combustibile” per far correre lo sviluppo e con esso le conseguenze. SI parte dal carbone (Silvano), per passare al petrolio, alle emigrazioni, alle guerre utili a tali fini, ai proiettili con uranio impoverito fino ad una speranza futuro che viene dai giovani (Ramona detta rondine o di raggi gamma – Mio zio con Ermes camminando per cantieri – Viridiana – Silvano o andare per carbone sono i titoli presenti ne blog -tarcentini perché molti personaggi sono emigranti al seguito della risorsa energetica, quindi in Belgio, nei deserti e nelle steppe, ecc.)

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