Il fantasma di casa.

Rivisitato dall'originale Il fantasma, da "Pillole e altre fantasie" di Dino Durigatto - Campanotto narrativa - Ud 1997

Strana casa quella al limite del grande prato. Disabitata da tanto tempo e sono tanti gli agenti immobiliari pronti a proporla a tutti.

Si dice, o meglio, nei paraggi è noto che sia la casa del fantasma e non è facile vendere una casa con tale nomea. Dice uno di loro, che pure si è rivolto all’importante agenzia di categoria che bisogna organizzare una bella festa con musica, ballo e allegria fino all’alba. Così viene tanta gente le luci della notte festosa interromperanno la paura. Il luogo, il prato e la casa ritorneranno nella normalità. Il fantasma però è uno di quelli veri, con tanto di lenzuolo bianco e senza piedi. Una notte di luna una signora di cinquant’anni lo ha visto vogliosamente entrare nel suo letto per amarla. Nel ricordare questo, una vampata di calore tuttora l’invade.

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Daniele Ricco Righi, disegno originale “Il fantasma” – 1997 – nella pubblicazione

Un giorno, un signore transitava in quei luoghi guidando la sua nuova Mercedes Benz e… curiosamente il fantasma gliel’ha rubata. Alla gendarmeria del paese ridono ancora. Ma voi non disperate quando vedete un’automobile elegante correre nelle strade dei campi e guidata da nessuno. Anche la pompa di benzina giù all’incrocio con la statale conosce questa verità. Nelle stradine disegnate tra i campi non servono regolamenti e tasse per circolare, importante è passare.

Un probabile compratore della casa dice di volerla subito trasformare in un bordello. Per far questo il problema non è la legge ma bensì si deve scacciare via gli spiriti maligni e rendere il luogo accogliente. Ha ragione! Sostengono vivamente tutti i venditori attraverso i vertici della loro categoria. Subito partì lo slogan: mettere in sicurezza quella casa per restituire il luogo alla comunità. Bello vero? Magia e interesse della forza vendita e di facile demagogia.

Arriva il tempo di preparare la bella festa. Un pianoforte importante viene collocato al centro del grande salone della casa. Ogni altro aspetto è preparato, decorato e curato con dovizia, rinfresco compreso. Un pianista, dentro il suo vestito nero, vuole provare il suono, tastare l’accordatura, scaldarsi le mani e… Provate ad immaginare la sua faccia mentre impallidisce celermente nel notare quella tastiera bella e lucente, con i suoi legni brillanti, i piedi robusti che terminano a zampa e nel mezzo la pedaliera lustra e delicata; anche con lo sguardo incredulo, tra le corde d’acciaio ben temperato, tra i martelletti precisi fatti di legno chiaro, poi la scritta tutta dorata e i tasti bianchi d’avorio lucente. Ma. Dove sono finiti i tasti neri? I diesis e i bemolle dove sono andati?

Già, la tastiera di quel pianoforte non ha i tasti neri.

Li ha presi il fantasma per farsi un bel paio di piedi. Facile deriderlo, provate voi a starne senza.

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Suona, mio pianista le tue scale, fai correre le abili dite su quelle ottave. Cerca, se riesci, a salire verse altre armonie e non puoi più mutare il giro armonico. Gli accordi sono finiti, rimani prigioniero dentro quelle scale. La musica bella, dedicata a quella casa per coronare il sogno della vendita, non sarà mai completa.

Se da domani, in un cortile dietro casa, osservando la biancheria stesa ad asciugare vedete un lenzuolo dotato di pedi o chiamate quel pianista, o riconoscete il fantasma.

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