Terra per i piedi dell’uomo.

Ci alziamo, indossiamo le calze e poi le scarpe. Camminiamo su pavimenti caldi, freddi, duri o rumorosi. Scendiamo/saliamo scale, usciamo sul lastricato di granito ostoriebr_a altro laterizio. A volte, al meglio, poggiamo le scarpe su qualche metro di ghiaia e poi asfalto, prima del fondo di un auto con i suoi tappetini morbidi e prima di raggiungere altri pavimenti.

La terra lontana è quella che abbiamo sempre sotto i piedi e non serve scavare per capire. A volte, di queste terre lontane, conosciamo gli usi, le leggende e i miti. Una parte le incontriamo e altre le esploriamo sulle mappe dell’atlante perché anche immaginare serve.

Dalle terre lontane portiamo pietre e tessuti per ornare il nostro corpo. Per coprirlo e proteggerlo con fibre belle e colorate. Sulla pelle mettiamo monili e gocce di pietra lucente trovate dentro il ventre di madre terra.

Al mattino, indossiamo le calze. Camminiamo su pavimenti lucidi e duri. Usiamo le scale, usciamo sul lastricato di pietra. Poggiamo le scarpe su qualche metro di ghiaia. Poi asfalto, prima del fondo di un auto, prima di poggiare su altri pavimenti.

E la terra più lontana è proprio quella che abbiamo sotto i piedi. Senza sentirla.

uomo-nuovo-rivista-critica-letteraria-arte-1920-6ab79929-0639-4577-a18a-15ecbd26e063.jpg

 … e tu mi chiedi cos’è l’uomo nuovo, se sta nascendo la nuova umanità?

E poi l’arte, la bellezza e noi?

Troppo, in così tanto e immenso mi perdo. La sintesi manca. I pensieri accumulati si aggrovigliano. Mi fermo, respiro, attendo che l’acqua intorbidita dalla tempesta delle domande si calmi e torni chiara. Nella ritrovata trasparenza, l’uomo nuovo – non migliore, né peggiore all’uomo che già c’è – saprà costruire il proprio cammino.

Intanto. (O come dire di terra, di cammini e di dove posarci.)

La vigilia di Pasqua, in una grande capitale d’Europa, ho visto una giovane madre posare un materasso sul ciottolato di una strada dove il marciapiede, allargandosi, dava una parvenza di protezione, grazie pure ai cartelli della réclame che chiudevano l’area. In più, dei grossi cartoni, miglioravano il riparo dal persistente freddo di una primavera non ancora arrivata.

Su quel estremo giaciglio, sotto colorate coperte, un bimbo già posava la guancia sul cuscino. Il fratellino più grande, con occhi spalancati, guardava noi tutti passare.

Chissà da dove venivano e se domani qualcuno darà loro un luogo dove stare, almeno fintanto che la stagione migliori e le pareti, ai lati dei cuscini tra i cartoni, non siano un angolo lastricato di questa piazza centrale della grande città d’Europa.

Mi piace credere che per quei bimbi ci sia una stanza. Un angolo normale, fatto pure dalle contraddizioni e dai limiti del mondo, dal quale pure noi vogliamo uscire, ma non sappiamo come.

images.jpg

E l’uomo nuovo? Chissà!

Gli averi, le sostanze della terra devono essere condivisi perché tutti ne abbiano una giusta porzione che non si può distribuire con l’avidità, le sole regole e il sopruso.

L’uomo che verrà – giusto per cercare una conclusione utopistica a questo dire, spinto dalla tua domanda – sarà colui che darà sempre dignità al suo altro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...