2. Villanova delle Grotte, 1994 – 1998: il Progetto artistico.

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1994 – Bella fuori. Bella dentro

Villanova delle Grotte, come dice il nome stesso, oltre a essere paese è anche grotta. La propria territorialità vissuta nella superficie e l’altra, preziosissima delle grotte, dei lunghi cunicoli forieri di altro sviluppo.

Bella fuori. Bella dentro, appunto, a indicare questa sua valenza e questo era il titolo che proposi all’Associazione per l’intervento artistico “nuovo”di quell’anno.

Gia, nuovo se consideriamo quanto segue; personalmente sentivo che, seppur significative, le esperienze di esposizioni collettive di tipo tradizionale (vedasi quadri alle pareti e/o qualche scultura) in realtà come Villanova avevano sempre il valore dell’occasionalità e poco incidevano con la reale aspettativa del luogo. Soprattutto, ritenevo, culturalmente non raggiungevano quel “segno” che il prodotto artistico deve sempre cercare in una azione non individuale ma bensì sociale. Per cui era necessario uscire dallo standarde provare ad entrare nei meravigliosi sentieri di un’arte da fare sul e per il luogo.

L’anno prima, nelle sorelle Valli del Natisone, aveva preso inzio la manifestazione artistica di “Postaja Topolò”, oggi divenuta una delle più importanti azioni culturali di livello europeo. Questo fatto, portato ad esempio all’interno della nostraassociazione, ci ha permesso di sviluppare un progetto diverso per l’edizione ’94 della esperienza artistica a Villanova. La proposta, elaborata da me e dall’eclettico  Loris Agosto, trovò vera attenzione da parte del Presidente Nevia Garzitto che, al modo suo, gentile e risoluto, IMG_0186-bisseppe convincere gli altri artisti che poi con entusiasmo parteciparono all’impresa.

Bella Fuori. Bella dentro si sviluppava su due contenitori di espressione artisticaEsposizione; (sale dell’ex latteria) opere artistiche dedicate esclusivamente a Villanova delle Grotte, il suo ambiente, i borghi, le grotte, il bosco e le leggende. Tecnica libera. Esperienze cre-attive; tra le case, sul prato a gruppi per realizzare tre situazioni:

il murales in borgo “Russa”. Forma e colore sul muro di casa

Sassi e legni in borgo Dolina. Colori, legni e sassi dei boschi per dare forma e vita all’immaginario fantastico.

Equilibri in zona borgo Zaiama. Costruzioni leggere di corda e legno dipinto elevate tra il castagno e il cielo per collegarci alle radici dell’equilibrio della natura.

Su Bella dentro. Bella fuori; così scriveva il critico Mariarosa Rigotti: “ Una comunità non cresce unicamente con le “cose”, ma dando opportunità di cultura, vera, vissuta soprattutto, ma non solo, a chi il luogo lo vive tutto l’anno, gli adulti, certo, ma soprattutto ai “cittadini” di domani che conoscendolo, anche negli aspetti più nascosti, sapranno amare il proprio ambiente. … Un viaggio a Villanova per tutti quelli che – volendo passare attraverso le diverse tappe di questo evento – evitano di salire sulla navicella della omologazione dalla quale tanti si lasciano trasportare…

Una testimonianza a indicare che la strada era quella giusta anche se oggi, rileggendo la memoria di quell’evento, possiamo vedere meglio alcuni errori che nelle successive esperienze si sono corretti. In particolare la maggioranza degli artisti coinvolti – membri stessi del sodalizio – non erano strutturati per competenza, per concepimento a creare opere di gruppo senza un fine duraturo. Per molti fu un gioco estivo, divertente, del quale non rimase nulla di “reale” né sul luogo, né per la loro affermazione. Ma questa “azione” avrebbe segnato profondamente il lavoro degli anni seguenti.

NonLuoghi2071996 – I nuovi dolmen di Villanova delle Grotte

Abbiamo visto come se da una parte l’azione artistica filosoficamente deve essere al servizio di una comunità, del suo tempo e della sua articolazione; d’altra parte l’artista ha bisogno di una sua riconoscibilità, di ritrovarsi con il suo linguaggio più consono e vicino al suo “modello di riferimento culturale”. In particolare si doveva trovare il giusto mescolamento tra fare delle opere che vadano e restino alla comunità (di Villanova), ma che siano rappresentative della linea artistico-culturale dell’associazione che passava (in quegli anni) per i laboratori di incisione e soprattutto nello studio di Giancarlo Ermacora.

Così scrive il critico Giavanna Del Piero nella presentazione dei Dolmen: “L’anima profonda dell’iniziativa va cercata nel non recente impiego di ricerca di Franco Londero, fondatore dell’associazione Storie dai Longobars e nell’attività dello scultore Ermacora che ha calato le sue competenze professionali nella funzione di guida, di consigliere e coordinatore degli autori ospitati nel suo studio per l’esecuzione delle opere”.

I nuovi dolmen erano cinque sculture realizzate a gruppi composte da una traversina ferroviaria in legno trattato per resistere a ogni tipo d’intemperia e carico, (in friulano “slipars”). Su queste travi vi erano collocati gli elementi realizzati in terracotta secondo l’idea e la raffigurazione elaborata da ogni gruppo. È chiaro che per realizzare bene questo progetto c’era bisogno di una esperta competenza tecnica capace di rendere concrete, sui materiali prescelti (traversine e terracotta), le idee creative espresse dai gruppi. Su questo aspetto fondamentale fu la professionalità espressa da Ermacora, nel suo laboratorio, per la composizione pratica dei cinque dolmen.

Essi rappresentavano: l’incedere del tempo, la notte e il giorno, il serpente della vita, la tradizione montanara e le leggende.

Le opere furono “issate”, ben conficcate nel terreno di una collinetta adiacente la piazza-terrazza di Villanova delle Grotte e lì rimasero intatte a combattere ogni tipo di avversità climatica per diversi anni fino a quando, come ci era stato annunciato, la collinetta non fosse stata sbancata per opere di urbanizzazione.

Oggi i dolmen sono riposti – dormienti- in un luogo indefinito in attesa di nuovi altri “risvegli”.

1997 – 7 fontane a Villanova delle Grotte

Il libro nel qdownload (1)uale è stato pubblicato il testo che qui abbiamo riportato in tre parti è:
Terska dolina-Alta Val Torre-Val de Tor 
di Milena Kozuh edito da Goriska Mohorjeva, 2006
Genere: storia d'europa Argomenti :  Storia locale Friuli Venezia Giulia, Pagine: 522 - ISBN-10: 8887407703 ISBN-13: 9788887407709 
Pubblicato in tre lingue: italiano , friulano e la moderna lingua slovena letteraria.
TERZA E ULTIMA PARTE – AUTORE D. D.

 

L’esperienza dei Dolmen (materiali e tecnica) fu formativa per gli artisti del sodalizio perché permetteva loro di potersi esprimere con delle “zone” individuali, poi assemblate assieme alle “zone” degli altri componenti di ciascun gruppo.

Ora il problema era individuare il contenitore dove tutto questo potesse, di nuovo, accadere per l’edizione dell’anno 1997. L’intuizione fu geniale. A Villanova c’erano (e ci sono tutt’ora) sette fontane pubbliche, sparse con equilibrio, su tutti i borghi dell’abitato.

Queste fontane erano dei manufatti recenti composti da una colonnina di cemento armato a sostenere una vasca semisferica, con in alto un semplice capitello utile a sorreggere il rubinetto. Le superfici permettevano ogni tipo di applicazione tecnica, ceramica, pittura, scultura e contenevano delle superfici ben definite, dove ogni singolo autore trovava la sua “autonomia”. Inoltre era possibile “espandersi” su muri o pavimenti adiacenti.

L’identità forte della fontana, ricca di tradizioni evocative, di senso d’appartenenza; di condurre l’acqua, elemento vivifico e irrinunciabile di ogni comunità e molto altro ancora, fungeva dapropulsore per l’immaginario artistico dei coinvolti che, dopo alcuni sopralluoghi, si organizzarono in gruppi a seconda di alcune affinità. La fontana principale, sulla piazza centrale del paese, venne trattata artisticamente dallo scultore Ermacora. Un giusto riconoscimento per l’aiuto tecnico dato a tutti per la “cottura” delle terraglie e per la messa in opera dei lavori stessi presso ogni fontana. Opere – credo – ancora in parte presenti sulla piazzaprincipale e nei tre siti: borgo Russa, borgo Dolina e ben due a borgo Funtic.

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I materiali e le tecniche usate rappresentavano bene le varie componenti dei gruppi: molta pittura, elementi in ferro, molta terracottaper rappresentare giochi astrali, legami alla tradizione, alla contemporaneità, la vita del paese, qualche animale da cortile o di fosso, l’incedere del tempo, la natura e la sua memoria.

La fontana in Dolina oggi, il globo era fissato in testa alla colonnina.
La fontana in Dolina oggi, il globo era fissato in testa alla colonnina.

Per me è facile ricordare quella alla quale ho collaborato (con Nevia Garzitto – storica Presidente di Storie dai Longobars – e Luigi Brolese) in borgo Dolina. Realizzammo una fontana dedicata alla terra e al cielo. Tre pannelli di terracotta raffiguravano il volo di una cometa libera e sinuosa come il corpo di una ragazza nel secondo pannello. Quasi un angelo a collegare l’astro fuggente alla madre terra raffigurata nella terza tavola. E sopra a tutto questo, in alto, il mio concetto di universo: una sfera composta da materiale ferroso con la parte interna tinta di vernice dorata: un globo terrestre capace di raccogliere i raggi del sole quando al tramonto giungono bassi e quindi a illuminare ancora un po’ quel luogo perché ogni oscurità tardi ad arrivare.

Pagine da Planet_Bardo_2011.brochure 2Dal 2011 è proprio questo globo a rappresentare - simbolicamente - la colonia artistica estiva di Planet Bardo. Stesso significato espresso nel globo interessò la curatrice d'arte slovena, Milena Kožuh (recentemente scomparsa come ci ha comunicato Olgica Tedoldi, che ringraziamo). Grazie all'interesse di Milena, oggi abbiamo questo testo che ricorda tutta l' attività svolta. Ricordo che voleva solo un testo su quella fontana, ma io colsi il pretesto per raccontare tutto ciò che in questo spazio si è riportato (in tre puntate).
On line si trova un riferimento alle fontane di Villanova
http://www.camperclubmontegrappa.it/images/userfiles/file/2013-04-07%20Faedis%20e%20Grotte%20di%20Villanova%20-%20Completo(1).pdf

1998 – Il sentiero delle grotte

Ogni avventura ha il suo momento conclusivo, tappa necessaria per l’altro che sarà. Così nel ’98, riprendendo i temi svolti nelle precedenti edizioni di “Immaginare l’arte nella valle del Torre” l’associazione termina il suo ciclo di esperienze a Villanova delle Grotte creando delle opere capaci di resistere nel tempo e poste sull’ampio viottolo percorribile a piedi conduce all’ingresso principale delle grotte stesse.

Tra la boscaglia di frassini, noccioli e vari arbusti gli artisti, sempre a gruppi o singoli, crearono gli elementi decorativi che, con forma e colore, accompagnassero e accompagnino ancor oggi i visitatori, dalla luce della superficie fino dentro le viscere delle grotte.

Conclusioni

L’associazione Storie dai Longobars, con il progetto d’arte interpretato a Villanova, credo abbia dimostrato e realizzato un lavoro di grande portata culturale (colta e popolare) anche se tutti noi aderenti e anche l’amministrazione comunale non ce ne rendevamo pienamente conto della sua importanza. Si faceva e basta, con trasporto e partecipazione senza curare quegli aspetti di valorizzazione delle idee che avrebbero potuto dare maggiore risalto a quegli eventi. Del resto, si pagava duramente quel luogo comune che non “prevedeva” azioni artistiche in aree fuori e lontane dalle logiche scontate della produzione artistica. Questo rendeva difficile fare breccia nella pubblica opinione, sui giornali e sugli addetti ai lavori anche perché, come precedentemente detto, si disponeva soltanto dei mezzi economici utili a realizzare le opere.

Oggi, restano ancora leggibili alcuni “segni” del lavoro svolto. Nelle fontane, lungo il sentiero delle grotte e, crediamo, nel luogo dove dimorano i dolmen in attesa di essere elevati su un punto di questa montagna friulana, a cavallo di culture antiche fatte di scambi, di mescolanza di linguaggi e di tradizioni volte a un futuro di sempre maggiore integrazione in una Europa che sa guardare e valorizzare anche gli angoli più nascosti della sua comunità.

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Un pensiero su “2. Villanova delle Grotte, 1994 – 1998: il Progetto artistico.

  1. Patdistele

    Premessa; in Italia, nella Valle Torre e più precisamente a Stella di Tarcento , mi ci sono installata nel gennaio 1996 e per forza non ho potuto seguire i sviluppi di quest’ avventura artistica. Mi chiedo, come mai, mentre Stazione Topolo seppe crescere ed evolversi per acquisire la fama che oggi li conosciamo, questa esperienza in Villanova si fermo’. Che sia che dolmen e grotte non possano convivere ? che sia,che Arte e Politica del momento neanche. Ma dove sono finiti quei dolmen? una nuova appassionante inchiesta del nostro investigatore con la pipa-faro.

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