Silvano, o andare per carbone.

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Da Risorse mobili – I L  C A R B O N E – Dino Durigatto

Appartengo a una generazione nata dopo il disastro di Marcinelle*. Le stufe delle nostre case si alimentavano a legna, solo nella città i palazzi crescevano dotati dei nuovi impianti e con termosifoni.

Tempo di boom economico, né io né gli altri bambini ce ne accorgevamo. Eppure ne eravamo già ignari fruitori, mentre aspettavamo il Natale o le ferie estive per rivedere i padri tornare dall’estero. La nostra Europa: Francia, Svizzera, Germania e Belgio che voleva dire miniera, carbone. 112944808-89a0afce-fa47-4014-8b87-aa597d40d5ee

Il rientro, per noi coincideva con il tempo di un regalo giocoso, al di là di ogni miseria e al di là di ogni risparmio. Dall’Europa arrivava sempre cioccolata e quella Svizzera, naturalmente era ritenuta la migliore. Come migliori erano diventati, in quelle stagioni, anche i salari e le condizioni di vita dei nostri parenti emigranti. Finalmente lontani dal tempo dei cartelli con scritto: “Vietato l’ingresso ai cani e…agli italiani” (friulani compresi).

A ogni ritorno ci raccontavano tante storie capaci di far decollare l’immaginario di noi bambini con scenari di meravigliose città, fabbriche belle e ricche. Oppure vedevamo angusti tunnel e gallerie, dove nel buio, il piccone spezzava la terra per trovare quel carbone di cui noi conoscevamo appena lo stretto necessario: si estrae dalla miniera, chi lo fa ha sempre il viso sporco, il suo lavoro è pericolosissimo a causa dei crolli in galleria e per l’eventuale presenza del gas Grisù.

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Il carbone serve per usi legati alla corrente elettrica… Questo non era per niente chiaro; più immaginabile l’uso per il riscaldamento perché nella sala parrocchiale ci avevano fatto vedere un bel film: Mary Poppins, con scene bellissime, come il ballo degli spazzacamino con il bravo Dick Van Dyke (nome che appresi molti anni dopo). L’altro carbone, capace di annerire le nostre giovani aspettative, era quello che si rischiava di ricevere per aver fatto i “cattivi”.

Alcuni anni dopo conobbi il signor Silvano e la sua signora. Erano tornati definitivamente a casa dopo lunghi anni di lavoro in una cava del Belgio. M’impressionarono i profondi solchi che scolpivano la sua faccia oramai asciutta. Se quei segni fossero correlati alla malattia invalidante di cui soffriva, non mi era dato sapere, certo era tipica di quei lavori e colpì anche i polmoni di Silvano, al pari di tanti altri partiti per bisogno, per vivere e per cercare un futuro.

Anche Viridiana, mia coetanea sempre allegra e viva, rimase colpita dai lunghi solchi sul viso di Silvano che per lei significavano un’eccessiva, ma chiara, conseguenza di come la miniera abbruttisce in profondità. Con la disinvoltura tipica della gioventù di ogni stagione, sussurrando mi disse: – Piuttosto di ridurmi così preferisco la strada! –

* Il disastro di Marcinelle fu una catastrofe avvenuta la mattina del 8 agosto 1956 in una miniera di carbone situata a Marcinelle, nei pressi di Charleroi, in Belgio.
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